Stracciaferro tirò indietro dalla tavola la sua seggiola, e come disponendosi fin d'allora a sostenere un assalto, pose sulle sue grosse ginocchia le manaccie ossee, ronchiose, che facevano certi pugni da impaurire qualunque.

— La staremo a vedere! diss'egli bofonchiando fra i denti.

Gian-Luigi continuava col medesimo tono:

— Poichè voi osate istituire una gara di meriti e di titoli a questo primato che la scelta della cocca mi ha concesso e che voglio mantenermi intiero e in tutta la sua estensione e con tutti i suoi privilegi, per Dio; vi dirò che avere l'audacia di paragonar voi a me è lo stesso come paragonare lo stupido bue che tira l'aratro al coltivatore che lo guida e lo corregge. Voi siete una forza bruta, io sono l'intelligenza. Voi avete eseguito materialmente molto arditi fatti, ma chi li ha immaginati? Chi vi ha suggeriti i mezzi e condotti con sicura previdenza e con infallibile abilità al successo? Poichè io vi comando guardate quanta prosperità e come incessante abbia accompagnata la nostra associazione! Ella non fu mai così felice e gloriosa. E non è nulla ancora appetto all'avvenire al quale intendo e mi sento la forza di condurla. Cotale avvenire, questa sera appunto voi siete adunati per udirmi a svelarvelo, per udirmi proporvi le più importanti misure, per ricevere da me i più precisi ordini onde cominciarne l'effettuazione. Siamo alla vigilia d'un giorno che voi non avete osato sognar nemmanco pur mai: quello in cui la nostra società, noi, abbiamo in nostro potere la città tutta, ed apertamente dettiamo noi la legge altrui e di quelle armi che ora ci combattono possiamo servirci a far eseguire i nostri desiderii. Finora ci siamo contentati di togliere colla rapina, avvolgendoci delle ombre notturne, ai ricchi una parte piccolissima dei loro averi: io vi guiderò invece a tal punto che potrete, alla luce del sole, spogliare i ricchi d'ogni aver loro a beneficio di voi e dei vostri. E codesto a chi si dovrà? A quel pensiero che ha sede qui nel mio cervello, e che voi, bruto con forme d'uomo, nel vostro capo ottuso non sapete manco che cosa sia. Ecco già una buona ragione — e la migliore — pel mio predominio. Ma voi contate eziandio la forza fisica e il coraggio: e di queste qualità dovreste già sapere che io non vi sto indietro: e che anzi vi sopravvanzo anche in esse, vengo a darvene la prova sull'istante.

Camminò risolutamente verso Stracciaferro, facendo il giro della tavola che stava tra loro, la mano sinistra sempre in tasca, la sua destra bianca, affilata e gentile dondolante con abbandono lungo il corpo.

L'omaccione, vedendolo accostarsi, sorse in piedi e si fermò sulle sue gambe alquanto oscillanti. Lo sguardo torvo, feroce, quasi sanguigno di Stracciaferro seguiva le mosse del medichino come quello d'una belva fa alla preda che aspetta all'agguato. Ma ad un tratto Gian-Luigi fece un balzo: mentre il suo avversario piantato pesantemente sulla base dei suoi grossi piedi lo attendeva di facciata, egli con una mossa più ratta del baleno, più agile di quella d'una tigre fu addosso all'omaccione sopra il suo fianco destro, e prima che avesse tempo a voltarsi e porsi in alcun modo in difesa, a parare comecchesiasi il colpo, gli scaraventava alla tempia un pugno di tal forza che Stracciaferro barcollò e cadde stramazzoni, come bue colpito in mezzo al capo dal maglio del beccaio. Il suo avversario non aveva ancora toccato la terra, che il medichino era già rimbalzato indietro di due passi, e postosi in attitudine difensiva appuntando innanzi a sè colla mano sinistra una pistola a due bocche trattasi vivamente di tasca, pronto a far saltare le cervella al nemico quando quel primo colpo non l'avesse abbattuto.

Ma Stracciaferro non poteva pur pensare a muovere un assalto, nè manco ad altra cosa al mondo, abbandonato qual era, privo di sensi, per terra, come se morto. Il medichino prese lentamente la mossa naturale e tranquilla d'un uomo che non ha nulla per cui stare in guardia, ripose in tasca l'arma, come se niente fosse, e fece scorrere sui testimonii di quella scena uno sguardo nè trionfante, nè superbo, ma osservativo e imponente. Tutte le teste gli s'inchinarono dinanzi: quella di Macobaro s'inchinò più di tutte.

— Ora veniamo a noi, diss'egli colla voce così piana e tranquilla come se nulla fosse avvenuto, e facciamo a guadagnare il tempo che quell'animale ci ha fatto perdere.

Prese una seggiola ed andò a sedersi a capo della tavola, facendo invito agli altri ed accordando licenza con un gesto da sovrano di sedere ancor essi. Il corpo di Stracciaferro giacente era un impaccio per alcuni.

— Graffigna, comandò Gian-Luigi, guarda un po' se questa c...... vuole star lungo tempo coi ferri per aria; e se sì, tirala colà in un canto che non ci dia altro imbarazzo.