La bettola di Pelone presentava quella sera un aspetto ancora più animato di quello che aveva la sera precedente, quando vi ci siamo primamente introdotti dietro i passi di Maurilio che vi guidava Gognino a rifocillarsi.

A tutte le tavole si serrava intorno numerosa una frotta di bevitori, nè Andrea avrebbe potuto trovare a nessuna un posticino, se Marcaccio, vistolo entrare, non l'avesse chiamato e fattogli un po' di luogo al suo fianco alla tavola a cui sedeva in compagnia d'una dozzina di brutti ceffi, l'uno più scomunicato dell'altro.

Marcaccio doveva aver parlato in buoni termini di Andrea a quella schiera di galantuomini, perchè lo accolsero fraternamente come uno dei loro, e gli posero innanzi senz'altro un bicchiere colmo di quel vino scuro dalla schiuma che pareva di sangue, cui cioncavano con delizia e con poca discrezione.

Le conversazioni erano animatissime, e il rumore che i varii parlari facevano saliva di quando in quando ad un tal fracasso che assordava; ma pure in mezzo al medesimo avreste potuto notare un susurrio sommesso di parole che si mormoravano all'orecchio da questo a quello, e insieme una specie di attesa, di emozione, di misterioso comune intendimento che correva da gruppo a gruppo, da persona a persona. Erano in gran parte colà i gregarii della famosa cocca, che sapevano i loro capi tener quella sera gravissimo consiglio per importantissime imprese, e loro esser radunati colà ad aspettarne, in conseguenza delle fatte risoluzioni, i cenni opportuni.

Piena di avventori eziandio, di guisa che un nuovo venuto non ci avrebbe trovato posto assolutamente, era la stanza dell'uscio a vetri; verso quest'uscio si volgevano tratto tratto curiosi e quasi impazienti gli occhi di molti e di molti.

Pelone, quella sera, aveva l'onesto animo invaso da una collera che per essere più contenuta non era meno intensa, e prometteva a sè stesso, bestemmiando come un turco, fra le sue gengive, di farla passar brulla a quel birbone di Meo, degno d'ogni peggior supplizio. Diffatti lo sciagurato, in tempo come quello, quando per la frequenza degli avventori c'era tanto bisogno di lui, mancava da un'ora, senz'avere pur domandato licenza al padrone di uscire, senza che nessuno sapesse dire dove si fosse andato a cacciare, e lasciava tutto il peso di servire tanta gente alla svogliatezza capricciosa di Maddalena ed all'infermiccia cascaggine del vecchio bettoliere.

— Figliuolo di mala femmina: borbottava Pelone fra un accesso e l'altro della sua tosse cresciutaglisi per la fatica che doveva fare ad andare di qua e di là recando piatti, vivande e mezzine. Non voglio aver più bene in questo mondo e nell'altro se non fo danzare un trescone a suon di legnate a quel malandrino: parola di Pelone!

E il malandrino su cui pendeva minaccioso lo sdegno del padrone, trovavasi fra gli artigli dell'astuto Barnaba, il quale con tutta la destrezza dell'arte sua sapeva spremerne fuori ciò che a lui importava e che Meo aveva pur giurato le molte volte di non dir mai a nessuno.

Se vi ricorda, l'agente di polizia aveva dato convegno al garzone dell'osteria per le ore otto sulla piazza del Palazzo di Città, e Meo, stimolato dal desiderio di nuocere a colui che era penetrato nel cuore di Maddalena, mentr'egli ne rimaneva escluso, non indifferente neppure alle promesse di buoni guadagni che Barnaba aveva fatto balenare alla sua cupidigia, s'era guardato bene dal mancare o dal tardare soltanto all'assegnato ritrovo, e pochi minuti prima che battessero le otto egli, in un momento che il padrone e Maddalena non lo potessero vedere, cheto cheto era sgusciato fuor della porta e corso al luogo fissato, per giungere al quale non aveva che poca strada da fare. Barnaba non si era fatto attendere di molto.

— Benissimo, diss'egli all'imbecille, accostandolo col suo felino sorriso; sei stato di parola e ne sarai contento. Ma qui non è luogo da poter discorrere di cose tanto importanti quanto son quelle che ti ho da dire; senza contare che ci fa un fresco da fare un sorbetto del nostro naso. Dunque vieni meco nella mia stanza, dove non ci avremo certamente una temperatura da stufa, ma almanco non correremo rischio di gelare e dove orecchio nessuno ci può sentire.