— Signor sì.

— Or va e torna nella bettola, perchè la tua mancanza non ne sia troppo lunga.... Prendi questi denari, e guardati bene dal lasciarti sfuggire parola di quanto si disse fra noi, di dove sei stato e che soltanto ci siam visti.... Se sarò contento di te, se la tua risposta domani fosse a seconda de' miei voti, tu avrai altrettanto di marenghini, quanto hai avuto adesso. Prudenza adunque, metti all'impegno quel tuo ottuso cervello, e va.... Fra un'ora o poco più, capiterò anch'io all'osteria. Bada bene che non un tuo cenno, non uno sguardo tradisca le nostre segrete intelligenze!

Meo s'affrettò a correre all'osteria, dove la sua venuta fu accolta dai più violenti improperii e dalla più violenta tosse di Pelone furibondo. Naturalmente il padrone volle sapere dove fosse stato il suo servitore, ma questi che non aveva in nissuna misura la facoltà della immaginativa, non sapendo inventare la menoma frottola con cui rispondere alle interrogazioni fattegli con insistenza e minaccie, non oppose che il più ostinato silenzio, accompagnato dalla sua insuperabile aria d'imbecille.

CAPITOLO XIV.

Frattanto la sera s'inoltrava. Come era avvenuto il giorno innanzi, la schiera degli avventori più eletti che radunavansi nel gabinetto erane venuta fuori ad un punto e si era sparsa per le tavole occupate dello stanzone. Erano i capi-squadra che già avevano ricevute le proprie ed acconcie istruzioni e venivano comunicarle ai loro dipendenti. Dall'uscio a vetri era comparsa un momento con cauteloso contegno la figura acuta di Graffigna che, vista nissuna faccia sospetta nell'osteria, aveva sporto in fuori tutta la testa per chiamare a sè Pelone.

Questi obbedì senza indugio all'appello e nel camerino ebbe luogo fra questi due valentuomini il seguente dialogo:

— Quell'uomo non è ancora venuto? domandò Graffigna.

— Che uomo? disse Pelone guardando le sue enormi scarpaccie.

— Non far lo gnorri, mio caro amico, che tu possa essere impiccato: soggiunse graziosamente colla sua voce in falsetto e col suo tono insinuante il galeotto. Tu sai bene di chi voglio parlare.

— Vi giuro di no, carissimo signor Graffigna — e fra sè l'oste di cattivo umore soggiungeva con tutta sincerità e caldezza d'augurii: potessi tu precipitare nel fin fondo dell'inferno, a farti attenagliare dagli artigli roventi di Satanasso.