— S'egli è furbo ed io non sono mica un'addormentata. E in punto a finezza una donna val sempre più che un uomo. Lasciate fare che sarò io a metter nel sacco lui.

E colla sua aria petulante, in mano un cestino coll'occorrente per apparecchiare, entrò nella stanza dall'uscio a vetri.

Barnaba, appena era rimasto solo nel gabinetto, aveva fatto ciò che già gli abbiam visto fare la sera precedente; sorse sollecito ed andò a toccare e battere sopra l'impiallacciatura di legno nella parete; se non che mentre la sera prima aveva tastato di qua e di là, questa volta fu dritto a quel punto dove il giorno innanzi gli era sembrato di udire sotto le nocca delle sue dita suonare una cavità. Battè di nuovo colà cautamente e pose l'orecchio a quel posto a sentire. Ed egli, guidato dalla sua accortezza, ed in parte si direbbe eziandio dall'istinto del suo mestiere, aveva davvero messo la mano su quella parte del tavolato che mercè una segreta molla s'apriva per lasciar passaggio da penetrare nel sotterraneo corridoio.

Ora, dietro appunto questo dissimulato ed invisibile usciòlo stava ancora in osservazione Graffigna, l'occhio alla piccola apertura e il suo acutissimo orecchio tirato. Egli udì il dialogo fra l'oste ed il poliziotto, scorse i movimenti di Barnaba, e tutto fremette e raccapricciò quando vide costui alzarsi e con passo risoluto, senza incertezza di sorta, venire diritto al luogo della segreta porticina e percuotere con mano cauta ed esperta nel legno di essa.

Graffigna mandò fra sè un'orrenda bestemmia.

— Questo scellerato, pensò, conosce adunque l'esistenza di Cafarnao e come vi si entra?... Ma dunque siamo perduti!...

Una nube rossigna passò innanzi agli occhi dell'assassino ed e' non vide più che color di sangue; la sua destra corse al manico del pugnale che portava sotto panni, la sinistra si abbassò verso il punto dove si doveva premere per lo scatto della molla che faceva aprir l'uscio; fu suo proposito slanciarsi di balzo da quel suo nascondiglio sopra quell'uomo che era diventato il più pericoloso dei loro nemici e spegnerlo senz'altro indugio; ma non tardò a sopravvenire una riazione della sua facoltà riflessiva che lo trattenne.

— A me solo riesce impossibile venirgli addosso, impedirgli che strilli e succhiellargli bravamente le budella, infame scellerato d'un esploratore, che l'inferno l'inghiotta... Se fossimo in due! Ah! se avessi meco quel bestione d'un bravo Stracciaferro, sì che il colpo sarebbe fatto!... Io gli salterei di botto alla gola a serrargliela con tutte due le mani che non avrebbe manco tempo di far quach, e quel toro senza cervella del mio degno amico se lo piglierebbe fra le braccia come una poppatola per portarselo qui dove lo si avrebbe a discrezione da farlo bellamente cantare su quello che si sa e non si sa dei fatti nostri, su quel che ci minaccia e da cui abbiamo da pararci... Se andassi a cercare quel brutto elefante d'un prezioso amico, che gli possa cascare lo zuccone!... Eh sì, dove pescarlo così subito a quest'ora? E intanto il tempo va..... Contentiamoci adesso di non lasciarci scappare codestui e di dargliene il ben servito... Se altri poi di quella razza sapesse eziandio.....

A questo solo pensiero sentì fremere tutte le fibre ed i capelli quasi gli si drizzarono sul capo.

— Ah! converrà pensare a codesto..... Bisogna che glie ne parli subito al medichino.