Qui il poliziotto commise un grande errore: quello di volersi dare il gusto di spaventare quel furfante d'un bettoliere.

— Vado, caro Pelone, gli disse con ironica gentilezza, che suonò al vecchio birbante come una tremenda minaccia; ma ci rivedremo domani.... E mi vedrai venire in buona compagnia ad apprenderti quanto tu abbia avuto torto a tacermi i più importanti dei tuoi segreti.

Pelone rimase allibito.

— I miei segreti? diss'egli. O di che razza segreti la s'intende parlare?... Che cosa è che io ho taciuto? Santa Vergine con tutti i santi: io non ho taciuto nulla, o possa essere impiccato....

— Benone! continuò Barnaba con quella spaventosa ironia: il tuo generoso augurio sarà facilmente esaudito.... Addio.

Adesso gli era l'oste che lo avrebbe voluto trattenere; e fu il poliziotto che partì senza più dargli retta.

Pelone rimase il più perplesso uomo del mondo. Quando Barnaba era venuto fuori con quelle parole, egli stava per tentare di copertamente avvisarlo del pericolo che lo minacciava; ora invece quasi rallegravasi di non averlo fatto.

— Questo demonio, pensava fra di sè, ha forse scoperto qualche cosa.... Ma se Graffigna lo coglie, ei si porterà nell'altro mondo tutto ciò che ha scoperto.

Mandò un patetico sospiro.

— Purchè quel figliuolo d'un cane di Graffigna non isbagli il colpo!... Ecco ciò che io sono ora costretto a desiderare.