Fece uscire Macobaro ed Andrea, svegliandolo, dall'osteria, e chiuse alle loro spalle ermeticamente l'uscio della bettolaccia.

Graffigna, uscito dall'osteria, dopo aver fatto cenno a Marcaccio di seguirlo, s'era fermato a pochi passi lontano dall'ingresso della bettola, sotto il fioco raggio d'un lampione municipale a cui troppo scarsamente l'illuminatore aveva misurato l'alimento dell'olio. Non cadeva più la neve, ma quella caduta lungo tutto il giorno, che copriva alta due palmi la strada, diffondeva un biancolastro chiarore per la notte, altrimenti scura e nebbiosa. Non un rumore più si udiva, non un passo muovere, non una voce suonare; non un'ombra più si vedeva accostarsi in quell'umidiccio e freddo ambiente di nebbia, or più or meno densa, che pareva sotto una misteriosa spinta rotolare chetamente sul suolo e lungo le pareti delle case le sue volute. Marcaccio non tardò a raggiungere il suo degno superiore nella gerarchia delle scelleraggini.

— Bene: gli disse Graffigna senza preamboli. C'è un uomo colà dentro, che bisogna ad ogni costo freddare. Ho pensato di servirmi del tuo aiuto.

Marcaccio, per quanto birbante egli fosse, mostrò tuttavia poco entusiasmo a questa proposizione fattagli a bruciapelo.

— Diavolo! diss'egli; di chi si tratta?

— Codesto tu non hai manco da saperlo. Quando i miei occhi da gatto lo vedranno venire, ti dirò: gli è quello; e ciò ti deve bastare.

— Ha egli molto denaro allato?

— Forse nè anche un soldo.

— E allora perchè?..,

— Perchè gli è l'interesse della cocca che lo vuole.