— Ah! fece Marcaccio curvando il capo, come non trovando più nulla da ridire a questa buona ragione.
— Sarò io che darò il colpo; riprese Graffigna: non mi fido che del mio succhiellino io...
Marcaccio parve niente affatto offeso della poca fiducia che il suo compagno manifestava in lui per codesta impresa; anzi trasse un respiro che si sarebbe detto di soddisfazione, od almanco di sollievo.
— Tu, continuava quell'altro, mi farai da bracco ad arrestare la preda, e non interverrai attivamente col tuo coltellaccio, se non quando ne nasca assolutamente il bisogno: cosa che non credo sia per avvenire. Ecco intanto quello che devi fare. Mettiti costà contro quel portone, nascondendo più che puoi la tua persona contro lo stipite. Quando l'uomo di cui si tratta non sarà più lontano da te che di due passi, io manderò il nostro fischio, ed in allora salterai fuori ad impedirgli il passo.
— Cospetto! disse Marcaccio: egli così mi vedrà per bene in volto, e se mai la scampa mi potrà riconoscere di poi.
— Va là che non c'è pericolo la scampi... E poi per maggior precauzione tirati sul naso il tuo cappellaccio e mettiti sulla bocca il fazzoletto tanto che non ti restino scoperti che gli occhi per vederci...
— Ad ogni buon conto farò così.
— Appena tu l'abbia arrestato, io gli piomberò addosso per di dietro dal posto in cui vado a mettermi in agguato, e tu lo vedrai cadere senza manco gridare un Gesù-Maria... Non c'è cosa più semplice e più facile. Hai tu capito?
— Ho capito benissimo.
— Allora ai nostri posti: ed attenti che fra dieci minuti l'individuo sarà qui.