Marcaccio andò ad appiattarsi dove gli aveva detto Graffigna, e questi da canto suo si postò un po' più indietro, dall'altra parte della strada, stando così aderente al muro dietro il poco riparo che faceva lo sporgere dello stipite d'una porticina, e così immobile, che in quelle tenebre il vederlo o il sospettare soltanto in quel luogo la presenza d'un uomo era impossibile.

Barnaba intanto, uscito dall'osteria, se ne veniva lentamente, e con aspetto preoccupato verso quella parte. Egli era lieto dei risultamenti ottenuti in quella sera, e veniva pensando come trarne miglior profitto. Adesso non era più con un'intima istintiva persuasione soltanto, ma con una morale certezza giustificata ch'egli avrebbe potuto presentarsi al signor Tofi a sostenergli l'identità del medichino coll'elegante dottor Quercia. La scoperta dell'esistenza già sospettata d'un segreto nascondiglio dove riparassero gli assassini e si nascondessero i corpi del delitto, era cosa importantissima; così egli tosto avrebbe provato ai superiori il torto e l'ingiustizia della sua disgrazia. Ma non conveniva indugiarsi per nulla e quanto più presto si sarebbe agito, tanto meglio aveva da essere. Si disse che il Commissario non l'avrebbe rampognato, ancorchè fosse venuto a disturbarlo a quell'ora per affare di tanto rilievo. Era opportuno senza perder tempo, con quella maggior forza di arcieri e di guardie che si poteva raccozzare in tutta fretta, invadere la bettola, rompere il tavolato là dov'egli era persuaso esistere il passaggio, e penetrare ad ogni rischio nel covo degli assassini. Più presto si facesse, e più si sarebbero presi i birbanti all'impensata, e minori sarebbero stati i rischi, e maggiore la messe delle prove. Si, non bisognava esitare, e correr subito dal Commissario.

Presa questa risoluzione, egli aveva levato il capo e s'era posto ad affrettare il passo, quando udì dietro di sè suonare un fischio acuto, modulato in maniera speciale, e tosto dopo vide slanciarglisi innanzi, come se uscisse dalla muraglia della casa, un uomo grande e grosso colla faccia coperta da una pezzuola, il quale secondo l'abitudine di tutti questi galantuomini, gli disse:

— Ferma, birbante!

Barnaba cacciò la mano nella tasca dei calzoni per estrarne una delle sue pistole; ma chiuso e abbottonato nei panni, com'era, pel freddo, prima che avesse tempo di compier l'atto, si sentì una lama fredda ed acuta penetrare nel fianco a due riprese in fretta in fretta; volle mettere un grido, ma si sentì soffocare da un fiotto di sangue che gli venne alla gola, gli si annebbiarono gli occhi e cadde lungo e disteso sulla neve che ammantava la strada.

— Il suo conto è bello ed assestato: disse con orribile scherno la voce in falsetto di Graffigna; e lo scellerato si curvò sul giacente per certificarsi di meglio della morte di lui; ma in quella Marcaccio, che non ancora così agguerrito in queste orribili imprese, guardava intorno con occhio spaventato, vide venire a quella volta in mezzo alla nebbia le ombre di due uomini che camminavano ad una piccola distanza l'uno dall'altro. La poca tranquillità della sua coscienza gli fece pensar subito ai difensori della legge ed ai punitori dei misfatti, gli parve di veder luccicare le armi e la divisa dei custodi della sicurezza pubblica.

— Una pattuglia! esclamò egli colla voce soffocata dal più alto spavento: salva, salva!...

E senza aspettar altro se la diede a gambe che pareva il vento lo portasse.

La paura è contagiosa, massime in quei certi momenti in cui c'è davvero buona ragione d'averla. Graffigna levò il capo, vide ancor esso le ombre che si avvicinavano e non guardandoci tanto pel sottile, ora che il colpo era fatto, pensò miglior consiglio il porsi in salvo egli pure, e via di corsa dietro Marcaccio che già era sparito.

I due uomini che sopraggiungevano erano Macobaro ed Andrea.