Gian-Luigi scosse la testa niente rassicurato.
— Folle che tu sei! E' ti ha detto così per ingannarti. Come e perchè vuoi tu che a te parlasse del dottor Quercia e delle sue amanti, s'egli non sapesse o non sospettasse almanco che quel dottor Quercia son io?
Maddalena sovraccolta dall'evidenza di codesto argomento, chinò il capo, spaventata essa pure della conseguenza di tal fatto.
— Per Dio! esclamò il medichino, stringendo il pugno, levando il capo con fiera mossa e saettando uno sguardo alla vôlta, quasi volesse sfidare il cielo. La fortuna, che finora mi ha secondato, sta ella per abbandonarmi adesso nel migliore? Sul punto di raccogliere le fila della trama così pazientemente e con tanta pertinacia tessuta, debbo io vedermi ad un tratto per l'oscuro colpo d'uno sgherro troncare i nervi ed impedire l'opera? Almeno questo ingiusto insensato del destino mi lasci scendere in campo e principiare la lotta; ch'io cada là in mezzo, se non è mia sorte il vincere, ma ch'io cada colla gloria d'un'ecatombe di vittime, colla superbia d'un cumulo intorno di rovine da me fatte, vedendo tremante e pallido per ispavento quel mondo sciagurato e codardo che mi vincerà colla forza de' suoi ordini ingiusti; Erostrato, ch'io perisca almeno nella gloriosa aureola delle fiamme da me suscitate!.... Ma cadere in mano della sbirraglia, ma morire ignobilmente per ignobile supplizio sopra un patibolo!... Oh Catilina, tu almanco nella tua sciagura hai avuto un fine condegno. E in questo momento forse è già tratto il dado della mia sorte... Ah! la mia fortuna e la mia vita sono sulla punta del pugnale di Graffigna.
Egli finiva appena di pronunziare queste parole che l'esile persona di Graffigna medesimo s'insinuava colla sua andatura felina in quel locale.
— Niente paura: disse l'assassino trafelato dall'aver corso; il pugnale di Graffigna non falla mai. Quell'uomo non può contar più i segreti da lui scoperti che ai vermi del sepolcro.
E ciò dicendo mostrava alla luce rossigna della lampada la lama sanguinosa del suo pugnale.
Ma lasciamo omai — e n'è gran tempo — questo tristo ambiente di feroci passioni e di delitti; andiamo in più elevata sfera, dove altre ed anco accese passioni vedremo agitarsi, ma contenute almanco dall'onestà dell'animo e dalle forme civili dell'educazione: rechiamoci al ballo della baronessa X, dove sappiamo dover convenire parecchi fra gl'importanti personaggi del nostro racconto.
CAPITOLO XV.
Fra le più belle e splendide cose onde s'adorna l'immensità della creazione divina, va delle prime e delle più care un puro amore in cuore di vergine. Sovr'esso deve con ineffabile compiacenza rivolgersi lo sguardo stesso di Dio; è il più dolcemente sublime degli affetti concessi alla natura umana; è il più prezioso fiore dell'ideale che sboccia nella fervida primavera della vita; è l'astro di più mite luce che allieti l'orizzonte delle passioni terrene; è uno scampolo delle tenerezze celesti onde hanno gioia le angeliche esistenze, lasciato, a memoria forse, a preavviso, ad argomento delle nostre sorti superiori, in questa corporea transizione della vita immortale dell'anima. Il cuore della vergine è il mistico fiore, e n'è l'amore il soavissimo profumo: è un'arpa dalle corde d'oro, e l'angiolo del puro affetto ne suscita la divina armonia.