— Carlo Felice non ne faceva di queste.... Mi stupisce che il marchese R.... si sia lasciato éblouir dalle ricchezze di questo parvenu e gli dia la sua figliuola.

— Sicuro! Ella ha ragione, mamma. Il torto è nostro di accettare come di nostra razza questi intrusi della borghesia.

— Ah mon Dieu! esclamò la marchesa con tono di desolazione e di sdegno; de mon temps non succedeva così. Prima di quel fatale ventuno, quando tanti dei nostri hanno smarrito il senno, dopo tornati i nostri Principi, e la società si era riordinata sulle sue vere basi e dietro i buoni principii, la nobiltà non avrebbe lasciato se fourrer parmi elle il primo venuto, per la ragione che avesse dei denari. Fi donc!... Quanto a me, amerei meglio qualunque cosa che una mésalliance nella nostra famiglia; e se avessi una figliuola la vorrei monaca piuttosto che vederla degradarsi con un matrimonio indegno di lei e di noi... Non è questo pure il vostro avviso, marchese?

Questi, che pareva ascoltare siffatto discorso con una certa mala voglia, fece pur tuttavia un cenno affermativo colla testa, senza disserrare le labbra.

La madre di Ettore continuava ridrizzando con mossa ancora più orgogliosa la sua persona imponente:

— Ah! i Baldissero non sono tolleranti su questo argomento; il mio suocero sopratutto, il nobile mio suocero n'entendait pas raillerie su quel proposito lì; e la storia di vostra sorella Aurora, marchese...

Il marito la interruppe con una vivacità che non gli era abituale e con un'espressione di malcontento, qual egli raramente lasciava scorgere:

— Vi ho già pregata parecchie volte, marchesa, di non parlarmi di codesto mai più.

Successe un silenzio impaccioso: la marchesa prese un parafuoco sulla pietra del camino e si mise a giuocare con esso, in aspetto per metà corrucciato; Ettore seguitava ad avvolgere fra le dita il suo sigaretto; Virginia che aveva prestato a questo dialogo una sollecita attenzione, all'udire il nome di sua madre, alzò dalle pagine dell'album i suoi grandi, puri e limpidi occhi e li volse sulla zia dapprima, sullo zio di poi, curiosi, ansiosi, interrogativi, e quindi li chinò lentamente di bel nuovo sopra i dipinti di quell'album ch'ella guardava senza vedere.

Tacque ancor essa; ma una folla di pensieri le aveva invasa la mente. Pensò della propria sorte, pensò di quella di sua madre: capì a quel punto che fra quei due destini c'era una certa rassomiglianza. Con più forte impulso le venne alle labbra la domanda che già tante volte le era venuta instantemente e ch'ella avea ricacciata addietro pur sempre: — »Qual è questa storia di mia madre? Debbo conoscerla ancor io una volta!» Ma vide nel sembiante dello zio che quello era momento più inopportuno che mai, e represse le imprudenti parole. Per un istante non s'udì altro nel salotto che il fruscio dei fogli che la mano di Virginia voltava macchinalmente, e il rumore del parafuoco con cui la marchesa batteva dei piccoli colpi sul bracciuolo della sua poltrona.