Il giovane capì che a lui, per molte ragioni, e non ce ne fosse stata altra, per quella dell'età, toccava avanzarsi verso il marchese. Si mosse lentamente; gli parve a quel punto che i suoi piedi fossero di piombo, cotanto aderivano al pavimento e ci aveva fatica a staccarneli; fece tre passi e s'inchinò di nuovo innanzi all'imponente figura del vecchio ministro di Stato.

— Signor marchese, disse la baronessa in mezzo al silenzio universale, accennando a Francesco, le presento l'avvocato Benda.

Poscia, come per ammonire indirettamente i suoi invitati che era un'offesa alla voluta discretezza il prestare così curiosa attenzione a quella scena, la padrona di casa si rivolse alla moglie del marchese che ostentava appunto una disdegnosa noncuranza, e si mise a parlare con essa di quelle cose indifferenti di cui si può parlare fra due signore ad un ballo. Ma l'esempio di queste due donne non fu imitato da nessuno; e il dialogo che successe fra il padre di Ettore e il figliuolo del fabbricante di ferro ebbe luogo in mezzo alle labbra mute ed alle orecchie tese di tutti gli altri.

Il marchese di Baldissero all'inchinevole saluto di Francesco aveva risposto con un cenno del capo lieve sì, ma pieno pur tuttavia di gentilezza cortese nella sua dignità; dopo i detti della baronessa, col tono ordinario di voce d'una conversazione amichevole, di cui si lascia che chicchessia oda le parole, diss'egli a sua volta:

— Sono io che ho desiderato conoscerla, avvocato. Ella già conosceva mia moglie e mia nipote; quest'oggi stesso ebbi io il vantaggio di fare la conoscenza di suo padre; conveniva bene che anche fra noi intravvenisse un'attinenza che voglio sperare, a dispetto di certo spiacevole incidente, ch'io sono primo a rimpiangere, possa divenire amichevole.

La dignitosa imponenza con cui queste parole erano dette, l'accento benevolo benchè improntato d'una certa superiorità che pareva così naturale da non far venir manco in capo il pensiero d'inalberarcisi, la nobile e bella fisionomia di quel vecchio, l'autorità del grado medesima fecero effetto sull'animo di Francesco. Egli fu preso dalle squisite maniere di quel vero gentiluomo; sentì la sua ostilità fondersi per così dire innanzi a quella veneranda figura che con inaspettata generosità di procedere veniva primo a tentare, quasi a domandare al suo orgoglio offeso una conciliazione; la stessa fugace allusione a ciò che era successo fra lui e il marchesino gli parve accennata con tanto tatto e con tanta delicatezza che il suo amor proprio ci si trovava risparmiato del tutto. Le cose medesime, secondo le disposizioni dell'animo nostro, possono fare a volta a volta la più diversa impressione. Lungo tutto il giorno lo sdegno che durava del ricevuto oltraggio, che anzi erasi inasprito della rabbia per la sofferta cattura e prigionia, aveva tenuto l'animo di Francesco in una irritazione per cui egli pareva sarebbe stato più acconcio a respingere che ad accettar per buono ogni passo di conciliazione fatto da parte dei suoi avversari, ma poscia la tenerezza medesima provata dal suo cuore nel riabbracciare i suoi cari e nel vederli così felici di riabbracciarlo aveva incominciato a mitigare alquanto l'eccitamento sdegnoso del suo animo; non era rimasta senza effetto la narrazione che gli aveva fatto suo padre del come il marchese lo avesse accolto, del come premurosamente si fosse in beneficio loro adoperato; maggior effetto gli aveva prodotto il sapere dalla sorella le inquietudini e i benigni diportamenti di Virginia a riguardo di lui; effetto anche maggiore gli veniva facendo, a seconda che il giorno avanzava, il pensiero che fra poche ore egli avrebbe avuto il supremo bene di vederla. Ora, in presenza del vecchio gentiluomo, oltre l'influsso dalla dignitosa nobiltà di quest'esso esercitato, Francesco sentiva altresì quello efficacissimo degli sguardi della celeste creatura che pareva colà raggiare nella sua bellezza la mite luce che fa corona all'angelo del perdono. Per tutte codeste ragioni le parole del marchese a Francesco, che in quel momento non vedeva il sogghigno contratto di Ettore, tornarono come le più generose, le più cordiali, le più riparatrici ch'egli potesse desiderare. S'inchinò più profondamente di quanto non avesse fatto per l'innanzi e rispose con voce non esente da emozione:

— La ringrazio, signor marchese, di questo fatto e di queste parole; la ringrazio eziandio dell'essersi adoperato per me affine di restituirmi così tosto alla mia famiglia, e di ciò la ringrazio più vivamente per mio padre e per mia madre a cui l'essere privi del figliuolo è un incomportabile dolore.

Il padre di Ettore lo interruppe con un vero sorriso di benevolenza:

— Non mi ringrazi tanto chè non ho fatto fuor di ciò che mi pareva dover fare..... Ma lasciamo stare tutto ciò che è passato. Desidero... (fece una piccola pausa e poi soggiunse con inesprimibile seduzione di accento) e la prego anche Lei a voler fare che questo rincrescevole passato sia come se non avesse avuto luogo. Mio figlio è animato dai miei medesimi sentimenti, e spero che quando ci saremo stretta la destra, come uomini che sono degni di stimarsi a vicenda, non ci saranno più qui che dei conoscenti..... (parve esitare un momentino e poi finì colla parola che sembrava aver trovato dapprima un intoppo sulle sue labbra) degli amici.

E così detto porse egli la mano al giovane avvocato che la prese con rispettosa deferenza. Il marchese allora si volse a suo figlio con uno sguardo che era un invito e insieme un comando. Ettore, le labbra serrate, appena se dissimulato quel suo maligno sorriso, si avanzò d'un passo e toccò colla punta delle dita quelle del suo rivale. I due giovani non iscambiarono una parola, fecero un piccolo e secco cenno del capo, e gli occhi loro si rimandarono uno sguardo tutt'altro che benevolo. Esso diceva chiaramente che fra essi tutto non era finito.