— E il fratello che usò di tale violenza, ella dovette ripagare del suo sdegno, più che del suo sdegno, d'un implacabile rancore.
— Parbleu! Tu credi?... disse il marchesino un po' sovraccolto, un po' ironico, un po' sdegnoso.
Ed ella senza lasciarlo continuare:
— Una donna, soggiunse vivamente, può combattere essa stessa e vincere un affetto a cui si oppongano giuste ragioni e insuperabili contrasti; ma non si arriverà mai a strapparglielo dall'anima, offendendo, ingiustamente perseguitando colui che n'è l'oggetto.
Virginia si tacque di botto stupita ella stessa della franchezza e dell'evidenza delle sue parole; quell'amore cui essa voleva nascondere a tutti, ecco che lo aveva quasi proclamato; ma la generosità della sua indole non aveva potuto frenarsi innanzi alle provocatrici minaccie di Ettore; troppa d'altronde era in lei la volontà di trovar modo onde far capire al cugino che l'umor battagliero e prepotente non era buon mezzo per andarle a' versi.
Il marchesino fu sul punto di esclamare:
— Ah dunque tu confessi d'amare quel miserabile a cui io ho gettato il guanto in faccia ieri sera?
Ma si contenne: si morse le labbra e in luogo delle dispettose e corrucciate parole che si ricacciò nella gola, non seppe in quel momento trovarne altre; tacque adunque. Del resto l'ultima figura richiamava i nostri dialoganti che, senza più un motto, conchiusero il colloquio e la contraddanza colla riverenza finale.
Virginia non tornò presso sua zia, ma si fermò in un crocchio di giovani amiche; Ettore mal contento andò nella stanza da giuoco a farsi passar mattana all'écarté, e sedette al tavolino dove i gialli raggi delle candele si riflettevano sulla gialla fronte calva del conte Amedeo Filiberto Langosco di Staffarda, il quale, col suo solito sogghigno e colla sua solita freddezza, perdeva secondo l'usato a rotta di collo.
Virginia neppure non era contenta di sè. Le rincresceva che il suo segreto, già sospettato dal cugino, ora fosse a costui quasi del tutto manifesto; il non aver più visto Francesco in quel ballo cagionavale un sentimento indefinito di dubbio, di contrarietà, quasi un vuoto nell'anima. Lo aveva cercato desiosamente cogli occhi, e la s'era stupita di non trovare fissi, supplichevoli, ammirativi, amorosi que' dolci sguardi; era egli partitosi? La s'era detto che Francesco aveva ragione, ma pure ne provava un intimo rammarico: avrebbe voluto vederlo e lo approvava di non comparirle dinanzi. La folla, i suoni, le danze, le vane ciarle di quelle conversazioni le davano fastidio. Combattuta fra sentimenti strani e diversi, provò ancor essa il bisogno di solitudine, e, pianamente sottraendosi alla stretta dell'affollata adunanza, la venne cercando nelle più riposte stanze.