Ma come in quel momento avrebbero potuto uscire da quel labbro indifferenti parole? Qualunque con isforzo maraviglioso avesse ella scelto anco fra le più volgari ed inutili, avrebbero preso dalla tempra dell'animo vibrante d'amore un accento pieno di passione che avrebbe avuto il suo significato; qui poi non s'accorgeva ella, Virginia, che quei suoi detti certificavano di presente quella comunione di pensiero e di animo che esisteva fra di loro e che avrebbe pur voluto dissimulare?

Francesco sollevò i suoi occhi, e il raggio delle sue pupille s'affondò nella limpidezza di quelle di lei.

— Se l'amo! Diss'egli con voce tremante, quasi rotta dall'emozione, il respiro oppresso dal palpito del suo petto. L'amo come la voce del più caro amico che mi consoli, come il verso più splendido del poeta che mi parli alla mente ed al cuore.

La mano di lui cadde sui tasti del pianoforte che mandarono un risuono quasi supplichevole, come una tenerezza di gemito.

Virginia gli additò con un gesto vezzosissimo di preghiera il gravicembalo ancora vibrante.

— Ebbene, diss'ella con quella sua voce che, era una sì soave armonia, non le dispiaccia farmela sentire anco una volta.

Francesco s'inchinò lievemente in segno di ubbidienza e sedette di nuovo là donde s'era levato: le mani gli tremavano ancora, gli sussultava nel petto il cuore commosso. Le prime note uscirono di sotto le sue dita, incerte, oscillanti, saltuarie. Virginia appoggiò all'angolo del cembalo verticale il gomito del suo braccio più bianco di neve, più perfetto di quello d'una statua di Prassitele, sorresse alla mano la fronte, e stette, gli occhi chinati, in una mossa piena di grazia e di maestà. In mezzo a loro si elevava lenta, sommessa, ma più soave che mai, ma palpitante, quasi direi, e commossa, la dilicata melodia.

Non si guardavano i due amanti: ella teneva i suoi occhi rivolti immobilmente al suolo, egli li fissava innanzi a sè come se colà si aprisse l'infinito e non fossero a pochi passi da lui arrestati dalla parete: ma per ambidue, allo sguardo della mente si atteggiavano smaglianti, nella maggiore e più cara seduzione ch'esser possa, le fantasie più santamente amorose della loro giovanile immaginativa eccitata. Il mondo dei sogni, il mondo dell'ideale chiamava a sè, assorbiva l'intelletto loro, dolcemente cullato dalla carezza della malìa musicale. Dove si trovassero in quel momento non pensavano, non sapevano; la realtà delle contingenze circostanti non esisteva più per loro; si affondavano coll'animo, col cuore, con tutto l'essere nel misticismo soave della passione d'amore, scevra da ogni bassezza di sensualità.

Momenti sublimi! i più sublimi che viver possa l'anima in questa esistenza terrena! Infelice chi non li ha provati mai, chi vede scendere sulla sua persona il peso degli anni senz'aver palpitato di questi palpiti celesti, senz'aver gustato, non fosse che affacciandosi alla soglia, di questo Eden meraviglioso ed ineffabile! Per lui la terra ha nascoste le sue più splendide bellezze; a lui, come figliuolo diseredato, non parla i suoi più divini accenti la natura, non appalesa la vita i suoi più preziosi tesori. Questi beati istanti, ratti, fugaci, pochi, ma celestiali, uom li accoglie e li serba come avaro geloso nel sacrario della memoria; sono un profumo di felicità onde avrete conforto nelle più empie traversie della vita, chi lo sa custodire incorrotto; al ricordo di essi, sorride beatamente anche il vecchio incanutito che già si curva sull'orlo della fossa, ed un'aura giovanile viene a carezzargliene l'anima intorpidita. Oh amore, tu se' il motto ultimo dei segreti dell'universo, tu sei la legge unica che governa i mondi del sensibile e dell'intelligibile, quella forza prima cui cerca la scienza; tu sei la più alta espressione nell'essere uomo di quel divino che c'è nella sua natura!...

Quando l'ultima nota della melodia soavemente s'estinse sopra le corde del pianoforte, i due giovani, leggiadri amanti si guardarono finalmente. Quello sguardo fu una fiamma, fu una confessione d'amore, fu un abbraccio delle anime loro. Le pupille palpitavano ancor esse. In quelle di Virginia color del mare, ma d'un mare benigno, su cui si stende sereno il cielo e ride il più lieto sole, c'era in vero tutta l'immensità d'un Oceano: un'immensità d'affetto; negli occhi bruni di Francesco raggiavano vibrando, sprazzi di calore e di luce.