— Lo scopo unico della mia vita, l'ispirazione incessante del mio pensiero, la ragion sola d'ogni atto, d'ogni anelare, la fonte d'ogni gioia, il Dio della mia fede.... tutto al mondo ed oltre il mondo, per me, gli è Lei!.... C'è una forza superiore ad ogni volere umano che invincibilmente mi attrae qui.... ai piedi suoi.... anima e corpo, fantasia ed intelletto, desiderii e volontà, come un povero oscuro pianeta intorno alla splendenza del suo sole... Sì il mio sole!.... Quando non la vedo c'è la notte nell'anima mia, anco negli occhi miei.... Si, il mio sole!.... Quando l'ho mirata, la luce della sua bellezza mi è rimasta entro il cervello, in fondo alle tenebre della mia mente, come un astro di splendore divino. Chiudo le palpebre e me la vedo raggiante dinanzi..... Ma il vero è che sempre, sempre, nella veglia e nei sogni, io vagheggio presente al più intimo dell'esser mio, la sua immagine invocata. La vedo, l'adoro, le parlo; mi beo del suo sorriso..... Se potessi esprimere qui in parole la menoma parte soltanto di quell'effusione con cui nel mio segreto l'anima mia adora la sua, ella potrebbe allora capire la forza, l'estensione, l'eternità dell'amor mio....

Questa parola «amore» fece riscuotersi la fanciulla. Ella ascoltava le affollate parole di Francesco col suo serio e benigno sorriso, il corpo lievemente inchinato verso di lui, gli sguardi negli sguardi del giovane, il petto commosso. La voce del suo amante le accarezzava l'animo più dolcemente ancora di quel che avesse fatto poc'anzi la soavità della melodia diletta. Obliava le sue condizioni, i suoi proponimenti, gli altri suoi pensieri, tutto il resto del mondo; sentiva il suo cuore fondersi beatamente al calore di quell'amoroso trasporto nel cuore dell'amante; avveniva quel misterioso congiungersi delle anime innamorate che è un adombramento della felicità sopraterrena, che è il vero maritaggio di due esseri eletti. Quella parola «amore» la destò, per così dire, con un lieve sussulto; una nube leggiera salì a velarle la luce dell'intima gioia che le splendeva sul viso; si recò la destra alla fronte, come a fermarvi un nuovo pensiero che si presentasse alla sua meditazione; il contatto dello svolazzo della sua veste leggiera coi panni del giovane, le parve un troppo suo abbandono e si trasse in là d'un passo; lasciò cadere più freddo, più riserbato il suo sguardo sulla fronte illuminata d'amore del giovane, e disse senza alterigia, senza un'ombra di sdegno, ma con rassegnata mestizia.

— S'alzi, la prego. — Questo contegno innanzi a me non conviene nè per mio nè per suo riguardo... Perchè mi ha Ella parlato a questo modo? Ned Ella doveva dire ned io ascoltare di queste parole. Il diritto di pronunciarle al mio orecchio può darlo ad un uomo il consentimento soltanto di chi mi tien luogo di genitori. Ora, non ha Ella pensato che direbbe mio zio il marchese ove sapesse di questo colloquio?

Francesco mandò una voce soffocata, un gemito di vero dolore. I detti di Virginia gli facevano sorgere di nuovo dinanzi quella fatale barriera onde ben sapeva essere egli da lei diviso, e cui aveva obliato un istante. Dalla folle esaltazione d'una impossibile speranza passò di botto all'abbattimento d'una disperazione inconsolabile. Aveva visto il paradiso aprirglisi un istante davanti, e poi si sentiva bruscamente ricacciato indietro nel dolore e contesogli inesorabilmente il passo. Sentì ogni sua forza venir meno nell'animo come nel corpo accasciati; volle alzarsi e non lo potè nemmanco; levò uno sguardo di muta ma dolorosissima lamentazione verso di lei, provò l'angoscia dell'uomo che nel pieno della sua vitalità si sente stringere ad un tratto le viscere dalla ghiaccia mano della morte.

Virginia ebbe pietà di quell'angoscia che vide dipingersi sul volto del giovane; la sentì ripercotersi nel suo cuore; ebbe un generoso impulso che le fece rimpiangere d'aver dato a quell'anima siffatto spasimo e desiderare di apprestarle alcun rimedio di consolazione; tornò ad accostarsi d'un passo a Francesco sempre inginocchiato e lasciò cadere su di lui la dolcezza d'un suo sguardo pietoso.

Francesco prese il lembo di quella veste di cui lo svolazzo tornava a toccar leggermente il suo corpo e lo baciò con passione.

— Mi perdoni, diss'egli: le parole mi traboccarono dall'anima..... Non cerchi in nome d'altri la mia condanna.... A Lei, a Lei sola lo assolvermi o il punirmi.... La più fiera punizione del mondo, il suo sdegno.... Gli è la sorte della mia vita che sta nel suono d'una sola sua parola.... La pronunci, l'aspetto.... Ah! non ho temerità di speranze.... Sono rassegnato all'ultima sciagura.... Il resto dell'universo non è più nulla per me.... La sua vista, un suo sguardo, un suo sorriso, lo giuro, conquisterei al prezzo di morte.

Virginia si sentiva ondeggiar l'anima fra diverse spinte; la sua fierezza lottava in ultimi sforzi contro la passione che la possedeva; un resto d'orgoglio le susurrava di rinnegar l'amor suo, ma per ciò aveva ella troppo sincera la coraggiosa tempra dell'animo. No, ella non s'abbasserebbe a mentire. Poichè la sorte aveva voluto che il momento di spiegarsi giungesse, essa non voleva ricorrere nemmanco a temporeggiamento nessuno, a veruna ipocrisia di spedienti e di parole. Sollevò risolutamente la testa, e il viso leggiadro apparve splendente di nuova luce di bellezza, come se una nuova, maggiore, interna fiamma, in lei divampando, le trasparisse sul candore delle sembianze. Abbassò lenta la sua destra verso il capo del giovane, posandogliela lievemente sulle chiome e con voce sommessa, contenuta, ma non esitante, non peritosa, con voce la quale all'anima ardente di Francesco che l'assorbiva spasimando, parve un'armonia di paradiso, disse:

— Il mio labbro non ismentirà il mio sguardo. Non ha Ella letto nulla negli occhi miei?

E nel medesimo tempo le sue pupille sfavillanti, piovevano sul volto di lui raggi accalorati e dolcissimi di tenerezza e d'amore.