Francesco che al tocco lievissimo di quella piccola mano inguantata sui suoi capelli, aveva sentito corrersi per tutte le vene, per tutti i nervi un fremito di sovrumano diletto; Francesco, il cui cervello, assalito da' fiotti di sangue febbrilmente dalla passione concitato, smarriva quasi la percezione della realtà e credeva essere in balìa d'un sogno beato; Francesco prese con impeto, con furore, quella mano che s'era abbassata su di lui, afferrò anche l'altra, le strinse ambedue con forza tra le sue frementi e pronunziò balbettando, mozzicate le parole, spallidite le labbra dall'emozione soverchia:

— Che cosa ci ho letto? Non so... Talvolta sì, fui temerario... Ah non oso confessarlo a me stesso quel che mi apparve... Fu una visione di paradiso. Mi parve udir suonare per l'etere una parola divina...

Virginia si curvò, palpitante anch'ella verso il giovane palpitante. Quella parola divina, essa la disse, sommesso, ratta, vibrata.

— L'amo anch'io!

Fu un soffio di voce, ma penetrò fin nell'intimo del giovane innamorato. Un grido di gioia irrefrenabile proruppe dal suo petto. Sorse di scatto in piedi; tremava tutto, sotto l'invasione d'un trasporto ineffabile sentiva smarrirglisi il cervello: gli pareva d'essere il primo nel mondo, d'essere più che un uomo, credeva d'essere superiore ad ogni forza di avvenimenti, ad ogni crudeltà del destino; provò come un indiamento della sua natura, gli parve essergli nel cuore, degno santuario, disceso un Dio dal cielo.

Voleva parlare, ma non poteva; gli cantava nell'anima un inno sublime d'amore e le labbra tremanti non sapevano tradurlo in parole; stringeva le mani di lei, la guardava, palpitava, aveva gli occhi pieni di lagrime.

— Nulla più chiedo a Dio: diss'egli poi colla parola come prima interrotta. Troppa è la mia parte di felicità..... Sfido le sciagura e il dolore; sfido la morte..... Ella mi ha dato in questa terra il paradiso..... Oh questo momento benedetto sarà la gioia suprema della mia vita..... Adorerò il suo ricordo come s'adora quello delle soavi prime carezze materne..... Io Lei amo tanto! Tutto ciò che vi ha di caro, di sublime, di superiore nel mondo, io l'amo in Lei raccolto. Il mio culto al vero, al bello, al buono è l'amor mio per Lei..... Amiamoci!..... È la nostra sorte, è la nostra legge, è il volere di Dio!..... Affidi il suo cuore, Virginia, alla lealtà, all'ardore del mio..... Lo circonderò di tanto affetto, d'un'adorazione cotanta che non lascierò più passaggio nessuno al dolore..... La bellezza della nostra esistenza è amore: la ragione della nostra vita è amore..... Io a Lei ho consecrato tutto me; l'amor mio è una religione; morrà meco; è connaturato nell'anima mia, durerà eterno, se l'anima è immortale. Amiamoci in nome della giustizia eterna!

La valorosa anima di Virginia ebbe la forza di resistere al fascino oltrepotente di quel divino istante: sciolse le sue dalle mani di lui, e ritraendosi d'alquanto, disse con severa mestizia:

— L'amore ci unisce, ma ci separa il mondo. Amiamoci, ma dividiamoci. Non mi domandi le ragioni di ciò; quali sieno pensi Ella stessa senza dare a me ed a Lei il dispiacere di enumerarle. Questa vita terrena, pur troppo, non potrà veder mai congiunte le nostre sorti. Dissimulare i miei sentimenti non potevo, ho creduto di non doverlo, lasciarle una speranza ineffettuabile posso e devo anche meno. Ci sono fatalità della sorte che conviene subire; e la Provvidenza ce le manda per provare il vigore dell'anima nostra. Questo dev'essere l'ultimo colloquio che ha avuto luogo fra noi...

Esitò un istante, la voce le si fece meno sicura, ed una subita pallidezza le si stese sulle guancie, ma riprese tuttavia colla medesima coraggiosa risoluzione: