Francesco prese la carta, e la ripose in un suo portafogli.
La contessa tornò a stringergli la mano con una forza nervosa, con un'emozione quasi febbrile.
— Grazie: diss'ella. Quando io possa alcuna cosa per Lei, non vorrà dimenticare, la prego, di avere in me un'amica.
E mentre il giovane s'inchinava in segno di ringraziamento, ella scivolò via sollecita, come desiderosa di non essere colta in quel colloquio e timorosa che ciò fosse.
Per tornare nelle sale da ballo, Candida dovette passare in quella da giuoco dove suo marito perdeva colla sua solita indifferenza, malignamente scherzando secondo l'usato. Il conte Langosco sollevò dalle carte che teneva in mano le sue floscie palpebre e dal cerchio livido che contornava i suoi occhi lanciò sulla moglie uno sguardo vivido come quello d'un serpente.
— Gli è di me che cercate, contessa? domandò egli con quel suo tono di galanteria che costeggiava l'ironica beffa.
— No, rispose asciuttamente Candida; cerco un po' di fresco...
E il marito con quel medesimo accento:
— Ah! il signor fresco è ben fortunato.
— E siccome non lo trovo nè anco qui, penso tornarmene nel salone.