S'allontanò. Suo marito la seguì collo sguardo finchè la fu uscita della stanza. Una nube di sospetto sedeva sulla sua fronte calva, un più maligno cachinno piegava gli angoli della sua bocca sottile e sdegnosa.
Ed ecco quel che era intravvenuto fra il conte e la contessa di Staffarda, che era stato cagione del passo fatto da quest'ultima presso Francesco Benda.
Candida era nella sua stanza della teletta, in faccia al grande specchio del suo armadio entro cui si rifletteva la luce d'una dozzina di candele accese, e dava un'ultima guardata all'avvenente eleganza della sua acconciatura. Un lacchè era già venuto ad avvisare che la carrozza aspettava sotto il portone; la cameriera stava già lì colla pelliccia in mano per metterla sulle spalle nude della padrona, quando l'uscio si aprì discretamente ed un passo d'uomo, ammortato dallo spesso e morbido tappeto, s'inoltrò nella camera. La contessa si volse e vide non senza qualche stupore suo marito, il quale non soleva invadere colla sua persona quel santuario dei misteri della toilette. Lo guardò essa stupita, e non potè a meno di domandargli:
— Che cosa c'è, conte?
— Nulla: rispos'egli con quella sua gentilezza cortigianesca. Invece che aspettarvi nel salotto ho voluto venirvi a prendere fin qui.
— Son pronta. Andiamo pure: disse Candida, e volgendo le sue belle spalle alla cameriera, fe' segno le mettesse su la pelliccia.
— Un momento: s'intromise il conte arrestando con una mano l'atto della fante. Lasciate prima, contessa, ch'io vi ammiri alquanto nel buon gusto della vostra assettatura.
Candida crollò leggermente le spalle e fece una smorfietta piena di vezzo.
— Ebbene, che cosa ne dite? domandò ella con tono che voleva dire: finitela ed andiamo.
— Ammirabile: rispose il conte Amedeo, che faceva scorrere il suo occhialino scrutatore su tutte le parti del muliebre abbigliamento; sempre una perfezione secondo il vostro solito, ma.... se mi permettete una critica....