— Dite pure.
— Troppa semplicità.... È quasi una toilette di ragazza. Perchè non avete messo i vostri diamanti?
La contessa fu scossa da un lieve sussulto: ebbe paura di arrossire, e si volse in là fingendo specchiarsi.
— Oh! diss'ella aggiustandosi in capo un fiore, che non aveva bisogno alcuno d'essere tocco: un ballo privato in casa d'un'amica....
— Ragione di più. Sono queste occasioni in cui meglio che altra volta voi altre donne fate gara di sfarzo e di eleganza.... L'ho sentito dire da voi medesima ripetutamente.... Se non tutti, potevate almeno metterne una parte.... E ma foi, ci avete ancora tempo: è l'affare d'un minuto, e nè voi, nè io non abbiamo la gran premura di arrivarci a quel ballo piuttosto mezz'ora prima che dopo.
Questa insistenza del marito fece nascere un'ombra di timore nell'anima di Candida. Avrebb'egli qualche sentore di ciò che era avvenuto? Oh! impossibile, ma pure... Guardò il conte con un'aria scrutatrice e nello stesso tempo imbarazzata e peritosa. Amedeo Filiberto notò quest'espressione: di sospetti egli non ce ne aveva nessuno, e se allora egli era venuto a parlare dei diamanti, la ragione altra non era fuor questa, che a lui pure, impicciatissimo in debiti da soddisfare, aveva balenato l'idea di cercare un aiuto nel considerevole valore dei diamanti di sua moglie; ma ora il contegno di quest'essa gli fece nascere dei dubbi incerti, e cui ebbe di subito un gran desiderio di appurare.
— Siamo intesi, continuò egli; date la chiave dello scrigno alla cameriera perchè li vada a prendere... Prendili tutti, soggiunse parlando alla fante; sceglieremo qui quali da mettersi stassera.
La cameriera depose la pelliccia che aveva in mano e fece una mossa verso la contessa per riceverne la chiave.
— No: disse vivamente Candida: è inutile, stassera non li metterò... non mi piace... non voglio.
Amedeo Filiberto guardò ben bene la moglie.