Massimo sorrise d'un serio sorriso e crollando fievolmente il capo, rispose:
— No, Maestà, non lo ignoro. Io non fui mai di nessuna società segreta, non ebbi mai mano nè in combriccole, nè in congiure; ma siccome ho passato infanzia e gioventù sempre or qua or là in Italia e tutti mi conoscono e sanno che non sono spia, e perciò nessuno diffida di me, così ho sempre saputo tutto come se fossi un settario, ed anche ora mi dicono tutto..... o quasi: e quello che non mi dicono l'indovino. Dirò dunque a V. M. che il compresso furore dei patrioti italiani è molto ed esasperato di questi giorni e che facilissimo è li tragga a nuovi inconsulti, fatalissimi conati; le dico eziandio che qui stesso a Torino vi è un agente segreto di quella Giovane Italia che vuole a costo d'ogni sacrifizio la patria redenta, e che questo tale pronto a qualsiasi audacia è un'anima d'antico eroe, di quelli che per la patria incontrano sorridendo la morte, sia pure sul patibolo, lietissimamente poi sopra un campo di battaglia...
Carlo Alberto lo interruppe.
— Ella conosce costui?
— Sì, Maestà: rispose l'Azeglio senza esitare.
Il Re fece il suo indefinibile sorriso:
— E naturalmente la mia Polizia, che al dire del conte Barranchi sa tutto, ne ignora affatto la esistenza, e lo lascia tranquillamente maneggiare i suoi intrighi.
Massimo fissò il suo limpido sguardo sulla faccia sempre impassibile del Re, e disse lentamente:
— La Polizia lo ha ieri arrestato...
Il volto di Carlo Alberto fu lievemente corso da una espressione di sorpresa.