— E sia! Una sua osservazione mi ha colpito, sor Massimo: quella che non si può ottenere di balzo più cose in una, nella via del progresso umano, quindi nemmanco in politica. Noi vagheggiammo un ideale di patria libera che l'Italia non ci può dar tuttavia. Conviene scendere a patti colle miserie della realtà.... Sì in ciò Ella e i compartecipi delle sue idee hanno ragione. Borro unum est necessarium: disse il suo compatriota ed amico Cesare Balbo; cacciar fuori lo straniero di casa nostra. Questo necessario ce lo dia il monarcato, e noi combatteremo con esso.... Senta, sor Massimo, e prenda queste parole come il solenne giuramento d'un uomo che non fallirà mai a ciò che promette: Carlo Alberto dia col fatto un solo argomento di credere alla sincerità del suo patriotismo, ed io, senza indugio, vincerò ogni mia ripugnanza per vestire l'assisa di suo soldato, e piegherò la mia dignità d'uomo libero alla disciplina di quell'esercito che combatterà lo straniero.
— La prendo in parola: esclamò lietamente Massimo d'Azeglio, tendendo al giovane repubblicano tuttedue le mani.
— Ed anch'io fo questo giuramento: gridò Romualdo che sentì passarsi in quell'istante per le vene quel certo fremito, quella scossa, quel brivido cui suscitano i trasporti d'entusiasmo quando la più nobile parte dell'anima umana è sollevata dalla sublime generosità del sacrificio.
— Ed io lo accetto da tutti e due, soggiunse lo scrittore patriota; e faccia Iddio che presto, come ora siam qui, congiunte le mani da una fede, da un ardore di desiderio, da una reciproca promessa, ci ritroviamo insieme sui campi di battaglia!
Massimo d'Azeglio, che poche ore prima aveva ricevuto coll'amplesso dal Re il patto della monarchia, ora colla stretta di mani di que' due cospiratori accoglieva il giuramento del popolo nel concetto nazionale.
Quando Mario Tiburzio uscì da quel colloquio, la sua anima era ancora in tale agitazione che nè idee nè parole poteva aver tuttavia ordinate e precise.
— Bisogna adunque mandare in fretta contrordini a chi si deve, perchè si diramino di grado in grado; disse Romualdo.
— Sì: rispose Mario con voce tronca: provvedi da tua parte e di' agli altri provvedano; farò io tosto quel che mi spetta.
Percosse colla mano la sua fronte.
— Ah! sopratutto bisogna antivenire la già preparata insurrezione della plebe... Corro tosto a quest'effetto... Addio!