— Alle undici e tre quarti al caffè Fiorio.

— Ve lo manderò. Sarò colà anch'io al tocco per udire le prese decisioni. Vi ringrazio tanto, caro Quercia: e addio!

Si strinsero la mano: Francesco partì, e Luigi saltò giù dal letto e si pose a vestirsi con molta sollecitudine.

Diede una scampanellata, e il domestico fu lesto ad accorrere colla sua aria mezzo famigliare ed insolente, mezzo umile, sottomessa e timorosa:

— Vai e fa attaccar subito il cavallo al mio brougham, e sia pronto prima ch'io sia vestito, e sai ch'io sono sollecito.

Varullo vide dalla faccia del medichino che non era il caso di prendersi libertà nessuna di fare osservazioni e si affrettò ad ubbidire.

Mezz'ora dopo il legnetto di Gian-Luigi si arrestava innanzi alla porta che si apriva nel muricciuolo di cinta del cortile, in fondo al quale sorgeva la casetta dei misteriosi ritrovi del galante dottor Quercia.

Il medichino, come il giorno innanzi, trovò tutto disposto in quell'elegante appartamentino a ricevere chi sopraggiungesse e scaldato il salotto da un buon fuoco acceso nel camino. Luigi sbarazzatosi del suo pastrano, del suo cappello e dei suoi guanti, si pose a passeggiare su e giù di quel salotto, le braccia incrociate al petto, con un'aria d'impazienza e di contrarietà.

— Purchè la non mi faccia aspettare quella matta, borbottava egli fra sè. Ho tante cose per il capo, e conviene salti fuori ancora quest'incidente a darmi fastidio ed a rubarmi del mio tempo, di cui per le infinite bisogne che mi toccano non ne ho proprio d'avanzo. E quel signor conte che cosa viene egli a seccare colla sua indiscreta curiosità? Manderei ai cento mila diavoli tutto, moglie, marito e i diamanti...

S'udì un leggiero fruscio di abiti di seta nella camera vicina.