Gian-Luigi capì che la compiuta spiegazione non era ancora avvenuta, ma che s'egli tardava ad intromettersi non c'era più rimedio.

Il marito di Candida aveva presa in mano una busta aperta in cui brillava di mille fuochi una collana di diamanti, e pareva tutto preso dal piacere di contemplarne gli smaglianti riflessi alla luce.

— Bellissimi questi diamanti: diss'egli; somigliano un poco a quelli di mia moglie... E gli è appunto a proposito di que' suoi diamanti, che credevo fosse venuta ella stessa a parlarvi.

Il gioielliere a cui, come abbiam visto, era capitato di vedere il giorno prima quei diamanti, di cui ora gli si parlava, in casa dell'usuraio Nariccia, non capì punto a che mirassero le parole di Langosco, ma travide esserci in codesto qualche pasticcio in cui conveniva star guardingo per non commettere delle balordaggini; laonde non sapendo bene che cosa rispondere andava cercando qualche innocente parola che non dicesse nulla, allorchè, come per influsso di magnetismo, i suoi occhi furono attirati dagli occhi neri di Gian-Luigi che lo fissavano con un'insistenza e con una forza indicibile. Non un muscolo della faccia del giovane si mosse, non un lineamento ebbe la menoma contrazione; ma quello sguardo vivo, brillante, imperioso comandava così assolutamente e con tanta chiarezza tacere, che il signor X, il quale aveva incominciato ad emettere la voce per quella risposta indifferente, cui credeva dover fare, soffocò le parole in una esclamazione che pareva di meraviglia e svelava tutto il suo imbarazzo.

Quercia levò l'indice della mano destra e se lo pose sulle labbra a riaffermare con quest'atto il suo muto comando di silenzio.

Il conte s'avvide che qualche cosa intravveniva fra que' due: si voltò in fretta e colse l'impaccioso stupore sulla faccia del gioielliere e il dito inguantato di Gian-Luigi sulle labbra, dove finse di subito ravviare la curva leggiadra dei baffi. Depose la busta che avea presa in mano e continuò tranquillamente, come se di nulla non si fosse accorto:

— Avete fatto benissimo a consigliar mia moglie di rifarne l'aggiustamento. Quello in cui sono incastrati attualmente è già antiquato, e son persuaso che con una rifornitura più leggiera e più elegante, ben bene ripuliti, faranno del doppio la loro figura.

Il povero orafo, imbrogliatissimo, non rispose che con un inchino e con un — «certo, certo» che non lo comprometteva in nessun modo.

Gian-Luigi pensò non dover indugiar più ad intervenire.

— Scusi, signor conte, se vengo ad interromperla, ma ho una commissione di premura ed importante da fare al signor X, e subito subito, perchè sono aspettato fra pochi minuti ad un convegno in cui è un dovere l'essere esattissimo. Le chiedo perciò licenza di poterle rubare per un momento il signor X, tanto da dirgli quattro parole.