— E so ben io dove sono; pensò il signor X che indovinò molta parte di vero.
— Ha gran desiderio ed interesse che suo marito non sappia nulla... Essa le sarà riconoscentissima, signor X, se Lei le vorrà rendere questo piccolo servigio.
Il gioielliere stette ancora un mezzo minuto a riflettere. Per affrettarne la decisione nel senso che egli voleva. Quercia soggiunse:
— Per lunedì la contessa conta come cosa sicura riavere i suoi diamanti; Ella terrà in suo potere la lettera di lei finchè non li veda coi proprii occhi nello stanzino di teletta della contessa. Questa la farà venire presso di sè per mostrarglieli, ed allora Lei renderà alla contessa medesima quel bigliettino.
L'orafo pensò che di questa guisa egli non poteva correre più nessun rischio, che rifiutandosi a ciò che gli veniva chiesto, perdeva sicuramente un'avventrice che gli fruttava buoni guadagni: acconsentì di fare secondo il desiderio della contessa.
Ripassando per la bottega Gian-Luigi salutò con pochi detti il conte, che gli rispose con anche meno parole, e poi si affrettò verso il caffè Fiorio, dove Giovanni Selva, mandatovi da Benda, già stava attendendolo.
Il marito di Candida al gioielliere, che gli era tornato dinanzi, disse ripigliando il discorso di guisa da non lasciar apparire che il menomo sospetto fosse entrato in lui:
— Temo soltanto che questo riaggiustamento e questa ripulitura di diamanti non ci sia tempo da farli prima di lunedì, e lunedì sera pel ballo di Corte bisogna che mia moglie li abbia.
Il gioielliere si percosse la fronte come uomo a cui si affaccia subitamente un'idea a cui non aveva pensato.
— È vero! esclamò. Ella ha ragione, non c'è tempo. Nè la signora contessa, nè io non ci abbiamo badato. Per assestarla faremo così: non darò loro che una pulitura superficiale, ed alla rimontatura ci penseremo di poi.