Fu egli esatto al convegno, e senza mostrare il menomo turbamento udì le comunicazioni de' suoi secondi. Con quali emozioni avesse passato le ore della notte e quelle della mattinata, non istarò a ridire, potendo ognuno che legge agevolmente per sè immaginarsele. Ad esaltare il suo coraggio, a fargli disprezzare il pericolo concorrevano e lo sdegno giusto e vivissimo ancora che la condotta di Baldissero aveva eccitato e teneva desto in lui ed anche più il dolcissimo ineffabile trasporto d'intima, superba gioia che gli procurava la felice acquistata certezza d'essere amato da Virginia. Il suo onore, che la delicatezza de' suoi sentimenti già gl'imponeva di conservare intattissimo, di rivendicare con energia da ogni oltraggio, ora il sapersi amato gli faceva un obbligo più sacro, uno scrupolo più permaloso di mantenere immune da ogni menoma cosa che la gente, fosse pur anche per un pregiudizio, potesse credere un appannamento; amava meglio mille volle morire che sembrare agli occhi di quel tiranno che è il mondo, di cui tutti subiscono la prepotenza pettegola, agli occhi di lei sopratutto, di non aver l'animo al di sopra d'ogni arrivo di codardia. La forza di porre innanzi a codeste fattizie suscettività di orgoglio personale i suoi doveri di figliuolo, di fratello, anche di cittadino, che per altre più utili prove deve conservare la sua vita; codesta forza non gli permettevano di avere e l'odio cui, volere o non volere, sentiva pure pel suo avversario, e la falsa idea mondana dell'onore cui egli veramente di buona fede spartiva colla comune delle persone ammodo, e il suo medesimo amore. Però, quando quella mattina, egli, come di solito, si trovò in mezzo alla sua famiglia, in quelle occasioni di vita comune che sono di tanta dolcezza, benchè l'abitudine riesca a non farne sentire ad ogni volta tutto il pregio; in mezzo alla sua famiglia, che sgomentata dal pericolo passato, e lieta nella falsa assicuranza che questo fosse ito per sempre, era per lui ancora più amorevole di prima, Francesco ebbe a provare uno stringimento di cuore, uno schianto dell'anima a nascondere i quali occorse tutto il vigore ond'era capace.

Ma il profondo, vivissimo dolore, benchè dissimulato, ch'egli dovette provare una seconda volta, quando nello spiccarsi dai suoi non potè a meno di pensare che quello era forse l'ultimo momento in cui gli fosse dato vederli; codesto dolore riuscì a sgombrare del tutto dall'animo di Francesco quel certo abbattimento, quell'abbandono d'energia, per così dire, per effetto del quale gli aveva sorriso ad un punto l'idea di offrirsi vittima volontaria alla morte. No; ora non voleva più presentarsi bersaglio rassegnato e passivo ai colpi dell'insolente suo avversario; ora voleva difendere la sua vita, quella vita che non era tutta sua, ma per sì stretti e sì cari vincoli si atteneva alla vita di altri, era parte eziandio della loro esistenza; e siccome in questa fatta di orribili giuochi, per difendere la propria vita non c'è altro mezzo che distrugger quella che ci sta dinanzi, egli pensò con una certa voluttà d'odio a riuscir vincitore in quella lotta mortale, a vedersi cader dinanzi l'orgoglioso che l'aveva oltraggiato.

Ciò non l'avrebbe ravvicinato di certo a Virginia; ma non era essa insuperabile, anche senza questo fatto, la distanza che da lei lo separava? E poi, in fondo in fondo, egli era geloso di quel giovane che abitava con esso lei, in cui il suo istinto d'amante aveva sentito un rivale, che poteva ogni giorno, quasi ogni ora, vederla, parlarle, respirare l'aria ch'ella respirava. Lo avrebbe tolto di mezzo, avrebbe smaccata quella fiera superbia, si sarebbe almanco vendicato.

Ed è con questi sentimenti che verso le due e mezzo Francesco salì nella carrozza di Quercia per recarsi alla villa del contino San Luca.

Vi giunsero in breve. Il custode, avvertito, aprì la cancellata, appena ebbe udito l'avvicinarsi della carrozza, fece un rispettoso saluto al passaggio di questa e diede un tocco alla campana che stava presso alla porta del suo casotto ad avvisare dell'arrivo di gente quelli che si trovavano nel palazzo, la cui facciata si vedeva sorgere in fondo ad un abbastanza lungo e largo viale piantato di ippocastani. Dal viale e dalla spianata che s'allargava innanzi alla casa erasi fatto levar via la neve, e le ruote del brougham corsero leggermente scricchiolando sulla sabbia finissima del suolo immollato. Le finestre del palazzo erano chiuse colle persiane fuorchè al pian terreno dove le persiane spalancate lasciavano brillare i tersi cristalli degli usci a finestra che mettevano lungo la facciata sopra una specie di terrazzino che per cinque gradini lunghi quant'era lunga la casa scendeva al livello della spianata.

Appena la carrozza di Quercia si fu fermata innanzi a quegli scalini, all'altezza dell'uscio di mezzo della facciata, la porta a vetri si aprì e comparve sulla soglia un domestico in gran livrea. Francesco e i suoi due secondi entrarono in una vasta sala che era un'anticamera elegante; sul passo d'una porta che si apriva alla loro sinistra videro il conte San Luca che erasi mosso cortesemente ad incontrarli. Si salutarono con una certa solennità e in silenzio, e mentre il domestico ed un suo compagno che trovavasi pure colà, aiutavano i nuovi venuti a spogliarsi dei loro pastrani e mantelli, il padrone di casa disse con quel tono di raffinata urbanità che è proprio della nostra aristocrazia:

— Ho preceduto qui i miei amici per aver l'onore di riceverli, se lor signori fossero arrivati, come diffatti è avvenuto, prima dell'ora posta; ma non dubito che a momenti i miei amici saranno qui ancor essi.

Si tolse di mezzo all'apertura dell'uscio, facendo col cenno invito d'entrare ai tre giovani, i quali così passarono in un salotto arredato con ricco buon gusto, dove fiammava un bel fuoco che già aveva intiepidito per bene l'ambiente.

Uno dei domestici che era entrato in seguito ai tre ospiti, dispose intorno al camino quante poltroncine occorrevano e poi s'avviò per ritirarsi.

— Farete riparare la carrozza di questi signori sotto la tettoia del cortile, gli comandò il padrone; e prenderete cura del cocchiere.