In breve furono sul terreno. Era un bel praticello che San Luca aveva fatto eziandio sgombrar dalla neve, e intorno al quale correva una siepe di carpini ora assecchiti ma così uniforme che non poteva servire in nissun modo d'aiuto pel punto di mira, qualunque fosse la posizione dei tiratori.
Siccome tutto era già stabilito e regolato, senza altro indugio i duellanti furono allogati alla determinata distanza di 15 passi, e loro si diedero le pistole caricate a vista di tutti quattro i padrini.
A Quercia, come il giorno precedente, era assegnato di dare il cenno di far fuoco. Il domestico era stato mandato via da San Luca.
Luigi si spiccò, facendo un passo innanzi, dal gruppo dei padrini che s'eran posti a metà della distanza ond'erano separati i combattenti ad una ventina di passi dalla linea del tiro; si levò il cappello e salutò i duellanti che stavano volti di fianco l'uno in prospetto dell'altro, la pistola sollevata all'altezza della faccia.
— Signori, diss'egli con voce chiara e vibrata, avrò l'onore di dare i tre segnali convenuti con tre colpi delle mani.
Battè una prima volta palma a palma, e i due avversari armarono il cane della pistola; poscia attese un minuto secondo prima di dar l'altro colpo, al quale i duellanti dovevano prender la mira; ma dal secondo al terzo batter di palme pose un intervallo piccolissimo, e due lingue di fuoco partirono simultaneamente dalle bocche delle due pistole, e quasi una sola esplosione risuonò per l'aria. I due avversari stettero immobili, dritti l'uno in faccia all'altro. Selva si slanciò verso Francesco, e Quercia gli tenne dietro, mentre i padrini di Ettore si recavano da parte loro presso costui.
— Ebbene? domandò con ansia Giovanni: non sei colpito?
Benda fece un lieve sorriso.
— No: rispose: udii un fischio qui presso l'orecchia destra, e null'altro.
— Incolume: diceva a sua volta il marchesino a San Luca; pare che abbiamo tirato ai passeri della siepe.