I padrini ripresero le pistole, le ricaricarono, e messele di nuovo nelle mani dei combattenti, si rifece da capo.

Questa seconda volta, appena udito il colpo delle due pistole, ruppe dalle labbra di Francesco un grido quasi soffocato che pareva più di sorpresa che di dolore: lasciò egli cader la pistola che teneva e portò vivamente la mano al fianco destro, quattro dita al di sopra dell'anca.

— Son ferito: diss'egli, vacillando sulle sue gambe, e prima che Giovanni e Luigi, che tosto accorsero, fossero giunti presso di lui, l'infelice stramazzava per terra.

Anche questa volta Selva fu il primo ad essergli presso: lo strinse colle sue braccia sotto le ascelle e fece a sollevarlo.

— No, no, gli gridò Quercia che soprarrivava, lo lasci pur disteso; comincierò per esaminare tosto tosto la ferita.

Giovanni inginocchiatosi per terra teneva sollevato dal suolo con mano amorevole il capo del caduto. Gian-Luigi si curvò ancor egli.

— Dove fu Ella colpito? domandò, mentre lesto lesto traeva fuor di tasca una custodia di cuoio entro cui erano allogati i ferri chirurgici.

Francesco era diventato assai pallido; gli occhi parevano esserglisi allargati e guardavano con una strana espressione che pareva attonitaggine ed inquietudine insieme; la voce gli si era affievolita di subito e il rifiato diventato affannoso.

— Qui... qui... dove tengo la mano: rispose levando dal fianco la destra tutta imbrattata di sangue.

— Lo lasci pure distendersi lungo e supino per terra: disse Quercia a Giovanni che levatosi in fretta il pastrano lo ripiegò a fagotto e lo pose come cuscino sotto il capo di Francesco; io farò di levar subito la palla dalla ferita, e sarà tanto di guadagnato.