— Sì, conduci via Baldissero; io vi farò poi tosto saper le novelle.
Quell'altro andò con premura presso di Ettore, passò il suo braccio su quello di lui, e lo trasse con sè verso la casa.
Francesco li seguì fino al di là della siepe con uno sguardo indefinibile, in cui non v'era odio nè rancore, ma una profonda amarezza, come un rimpianto, come una dolorosa rampogna.
San Luca rimase.
— Ebbene? Domandò egli a Quercia tutto intento ancora nell'esplorazione della ferita.
Gian-Luigi non rispose di subito; questa esitazione parve a Giovanni ed al contino un cattivo indizio; si guardarono sgomentati e impallidirono lievemente.
Anche Francesco n'ebbe la medesima impressione. Di botto l'immagine della sua famiglia si presentò alla sua mente un po' sin allora confusa.
— Ah mia madre! esclamò egli con accento straziante, che chiamò le lagrime negli occhi di Giovanni. La vedrò ancora mia madre?... Quercia, ditemi la verità.... Non sarebbe neppur pietà l'ingannarmi.... Debbo io morire?
Gian-Luigi levò la faccia pacata, tranquilla e grave come d'uomo che sa il peso delle sue parole.
— Vi dico la verità, Benda, come vorrei che in simile caso la si dicesse a me: rispose. Non posso per ora nulla affermare di positivo; conviene che io tasti la ferita colla tenta in luogo e positura più comodi che questi. Mi lusingavo poter trovar qui subito la palla ed estrarnela; ma non mi fu fatto. Spero però che nessuna delle costole sia intaccata, e che il proiettile non abbia penetrato nella cavità del torace. Ora il meglio è che ci riduciamo in casa.