Quando il contino giunse all'officina Benda, erano presto le quattro, e in quella stagione dell'anno cominciava ad annottare. Discese egli di carrozza, lasciando in essa Baldissero e l'altro padrino, che erano partiti con esso lui dalla villa; ed a Bastiano il quale all'udire il rumor della carrozza, era, secondo il solito, saltato fuori del suo camerino, domandò se il signor Giacomo era in casa, e se e dove si poteva parlargli.

Il padre di Francesco tornava appunto allor'allora dall'opifizio, e ponendo piede sotto il peristilio, udiva la richiesta fatta al portinaio e s'avanzava sollecito verso il signore che la faceva.

— Son qua io stesso, diceva egli, chi è che mi cerca?

San Luca salutò e disse il suo nome.

— Ella vuol parlarmi? domandò a sua volta sor Giacomo, a cui la figura, il contegno alquanto impacciato, il nome e il titolo di quel signore destavano indefiniti sospetti ed una specie di ansietà paurosa.

— Signor sì.

— Si compiaccia venir meco: disse il fabbricante; e precedendo il conte affine di essergli guida, s'avviò verso le scale e condusse il visitatore nel suo studiòlo. Colà, fattolo entrare e sedere con tutte quelle formalità che s'usano fra persone di garbo, sor Giacomo per incominciare il discorso, invitò il conte a parlare, colla solita richiesta:

— In che cosa posso servirla?

— Ella è un uomo, cominciò San Luca, che con tutta la sua scioltezza e l'audacia in quel momento avrebbe preferito tutt'altra bisogna da compire, e un uomo risoluto e di coraggio. Credo adunque miglior consiglio, senza tanti avvolgimenti e preparazioni che di solito non fanno che aumentare lo sgomento, abbordare con tutta franchezza la verità.

Giacomo Benda, a questo preambolo, sentì stringersi il cuore da una mano di gelo.