Il ferito fu tirato giù pianamente dalla carrozza per opera di Luigi e di Giovanni e da loro stessi, tenendolo alle braccia, accompagnato su per le scale sino alla sua camera, dove già tutto era per cura di Maria apparecchiato a riceverlo. Quercia, che con una famigliare franchezza, quasi direi una benevola padronanza, diceva il da farsi a quella povera gente sì grandemente afflitta, che ansiosa pendeva dal suo labbro, come aspettandone la salvezza; Quercia sentenziò che per quel momento altro non conveniva che lasciar tranquillo il giacente, e la ferita non s'era punto da guardare nè da toccar più, finchè non fosse venuto il celebre e praticissimo cerusico, ch'egli disse aver mandato a chiamare; il padre e la madre che protestavano aver bisogno di vedere il figliuolo, non esser sicuri più se non lo avessero sotto gli occhi loro, egli concesse restassero nella camera dell'infermo, condizione assoluta non si parlasse menomamente, si evitassero studiosamente tutte le emozioni; Maria, la sorella, che ancor essa pregava la si lasciasse rimanere in un cantuccio della stanza di suo fratello, tanto da poterlo guardare, da potere aiutare la madre nelle cure che lo stato di lui richiedeva, Maria non ebbe il permesso che di recarsi di quando in quando in fondo al letto dove giaceva il ferito a contemplarne un istante le sembianze, e si vide costretta a rimanere nella camera vicina, dove Selva e Quercia medesimo si fermarono per aspettare la venuta del chirurgo. Bastiano, che non voleva lasciar più il padroncino, non ostante ogni sua resistenza e protesta, fu mandato inesorabilmente alla sua loggia, dove ebbe almanco lo sfogo di bestemmiare in lungo ed in largo e di mandare mille imprecazioni e minaccie all'indirizzo del feritore di Francesco, colla sua vociaccia stentorea e fremente di collera.
La povera Maria, frattanto, era colà sotto lo sguardo affascinatore e fatale di Gian-Luigi, come una debole colombella sotto le ruote minacciose del volo d'un girifalco. Dapprima, ella non aveva pensato a nulla, non aveva sentito nulla che il suo dolore e l'ansia pel fratello non fossero; nel suo cuore per un istante non vi fu luogo più a nessun altro affetto, ad impressione veruna. L'immagine di quell'uomo che ora le tornava innanzi, erale stata impressa dal giorno prima nell'anima, così che dentro sè, nella mente, ella quasi non aveva cessato vederla, ed a lui aveva pensato con frequente intensità, in mezzo ad un ineffabile turbamento; eppure adesso, per effetto della subita, nuova, così diversa e crudele commozione del dolore, essa non gli aveva a tutta prima badato più, il suo sangue non si era riscosso, quasi non l'aveva visto. Ma più tardi quella strana influenza che il risoluto, forte, ardente giovane aveva di subito acquistata sull'anima di lei, riprese a poco a poco la sua efficacia. Quercia voleva, ordinava e disponeva, e tutto gli obbediva dintorno; anche Maria al comando di quella voce così armoniosa, insinuante, autorevole, fece e non fece, andò e ristette; la si sentì rioccupare, per così dire, da quell'imperio d'una volontà altrui, il quale per uno strano fenomeno, ch'ella non sapeva e non cercava spiegarsi, era pur tanto caro e confortevole all'anima sua. Gli occhi della fanciulla incontrarono ad un punto quelli di lui, e non poterono così tosto spiccarsene; e senza sua volontà, a suo profondo dispetto anzi, fiammeggiarono d'una carissima vampa; n'ebbe sdegno ed insieme diletto, e poi rincrescimento e rimorso di codesto diletto. Poco dopo, nell'adoperarsi intorno al malato, una sua mano s'incontrò con quella di lui: le parve, e non sapeva se era illusione o verità, che la destra di lui fugacemente, ma espressivamente stringesse la sua; sentì tutto un rimescolio, ratto, penoso e pur dolce, il suo cuore palpitò, fu nel suo intimo la sensazione come di una scottatura; si allontanò alquanto, non ardì levare gli occhi; si domandò se non doveva allontanarsi per non comparir più presso il fratello finchè quell'uomo non fosse partito. Ora, nell'attesa del cerusico, ella stava con un tumulto stranissimo di affetti diversi nell'anima, dominata dalla potenza ammaliatrice di quel magnetizzatore.
Il chirurgo, che non tardò molto ad arrivare nella carrozza di San Luca, trovò che tutto era stato bene quello che Quercia aveva fatto; non credette fosse il caso di dover inciprignire la piaga per andar in cerca del proiettile; cavò dalle vene qualche oncia di sangue, scrisse una pozione sedativa, ordinò che si facessero bagnòli d'acqua ghiaccia sulla ferita, e, se sopravvenisse gagliarda la febbre con trasporto al capo, questi bagnòli si facessero alla fronte eziandio.
Il padre e la madre di Francesco accompagnarono il celebre dottore fino all'anticamera, domandandogli ansiosamente che cosa ci fosse da sperare, che da temere del loro figliuolo. La risposta non fu diversa da quella che già aveva data Quercia.
Il caso è grave, ma è tutt'altro che disperato. Bisognerà vedere in progresso di tempo: aspettiamo intanto la febbre che ha da sopraggiungere, ed ancorchè la vedano forte non se ne spaventino. Domattina di buon'ora verrò, e credo poter poi loro dire alcun che di più preciso.
Francesco si sentiva prostrato sempre più, voglioso di silenzio e di quiete, quasi sonnolento. Partito il dottore, Selva tolse commiato, e Quercia s'accinse ad andarsene ancor egli. Teresa, che aveva vista l'amorevolezza delle cure e l'intelligente risolutezza degli atti di Luigi intorno al ferito, e sembravale quindi che dall'opera, dal consiglio, dallo interessamento di lui dipendesse in parte la salute di suo figlio, Teresa gli disse con accento di vera supplicazione:
— Venga a vederci.... venga a vederlo per carità!
— Oh sì, soggiunse Giacomo con accento di preghiera ancor egli. Ci faccia questo favore.
Luigi fece guizzare uno sguardo verso l'angolo dove muta, pallida, commossa stava Maria; nello sguardo di lei c'era una supplicazione ancora più viva.
— Verrò di certo: rispose con effusione il giovane, e domattina sarò qui nello stesso tempo in cui capiterà il dottore ***.