Ma ci voleva ben altro sguardo che quello da poter imbarazzare quell'uomo o penetrare sotto la maschera onde sapeva coprire il suo volto.

Atteggiò egli le labbra al suo più seducente sorriso e rispose col più tenero accento della sua voce:

— Quando mi tocca la fortuna di esser teco, e non ho un ostacolo insuperabile che me ne trattenga, come non vuoi tu ch'io sia sollecito?

Levò egli stesso dalle spalle di Candida la mantelletta ond'era ancora vestita e la gettò sulla spalliera d'un seggiolone; poi prendendola per le due mani, e guardandola con una specie di ossequio ammirativo, soggiunse, sempre con quell'amorosissimo accento:

— Quanto sei bella!... Ah! lascia ch'io ti contempli, lascia ch'io t'adori... tu sei la mia donna, tu la mia regina, tu sei la mia Dea.

E con atto pieno di passione e di grazia, pose un ginocchio in terra innanzi a lei, e raccogliendone le due piccole mani nella sua destra le coprì di baci infuocati.

Ella arrossì, sorrise; i suoi occhi balenarono di una fiamma di tenerezza.

— Ah! tu sei sincero come un adulatore.

— Sono sincero come un amante.

Sorse in piedi, la prese colle sue braccia, la strinse, le coprì di baci la fronte, gli occhi, le guancie, la bocca, le spalle, il seno denudato, con un trasporto che pareva furore.