— Signor conte: interruppe adunque Candida con violento scoppio di sdegno: quando un uomo come voi pronunzia di queste parole, dovrebb'essere pronto a ripeterle in presenza di colui che accusano.

Langosco drizzò la sua persona, ordinariamente incurvata, con una mossa piena di superba sicurezza e guardò tutt'intorno come per cercare quella presenza di cui gli si faceva cenno.

— E se il caso nascesse, diss'egli, sarei pronto anche a codesto.

— Come! se il dottor Quercia vi comparisse innanzi qui stesso, voi ardireste dirgli: siete un baro ed un falsario?

— Sì: rispose con forza il conte.

Gli occhi di Candida corsero all'uscio del gabinetto; ella si aspettava vedere spalancarsi quelle imposte e il suo Luigi apparire dicendo:

— Ebbene ripetetelo, se l'osate.

Gli occhi del conte seguirono quelli della moglie e si affisarono ancor essi sull'uscio dello stanzino. Nulla si mosse. Successe un momento di silenzio, in cui diede giù alquanto l'esaltazione di Candida. Luigi, pensò ella, aveva forse ragione di non rilevare in quel momento la disonorevole accusa: eppure ella avrebbe preferito vederlo prorompere con irrefrenato sdegno. Si lasciò cader seduta di nuovo con una specie d'abbattimento, e poichè le pareva che a lei si spettasse rompere quel penoso silenzio, disse con voce, con accento, con atteggio che dinotavano una grande stanchezza di quel colloquio:

— Non andrà molto, son certa, che avrete rimorso di aver parlato in tal guisa...

— Vorrei benissimo che così fosse, per lui... e per voi. Ma poichè queste parole sono dette, possano esse almeno riuscirvi opportune tuttavia..... Non v'infastidisco più oltre e vi lascio la buona notte...