Quercia uscì dal palazzo di Staffarda che la mezzanotte da tempo era suonata; e quindi per quanto si affrettasse verso il luogo del convegno, Mario non era più colà ad attenderlo. Il medichino ne provò una viva contrarietà; la scena fra il conte e sua moglie, a cui egli aveva assistito, lo ammoniva che sempre più difficile gli si faceva il sottrarre più oltre il mistero della sua esistenza alla curiosità diffidente del mondo; mille indizi già gli avevano fatto avvertire che i sospetti erano cresciuti e ronzavano, per così dire, intorno alla verità; sentiva mancarsi sotto i piedi il terreno; le parole del conte gli avevano mostrato imminente il pericolo.
Per fortuna, egli si diceva essere vicinissimo lo scoppio della preparata lotta; due giorni ancora e la maschera sarebbe gettata; dicesse poi quel che volesse il mondo, egli apparirebbe addosso a lui angelo dell'esterminio. Però molto gl'increbbe la fatalità che quel giorno non lo lasciava accontarsi con Mario, il quale certo aveva comunicazioni da fargli a questo riguardo; e poichè non c'era per allora modo di rimediarvi, decise recarsi finalmente a trovare la povera Ester ricoverata, come sappiamo, in Cafarnao.
Gian-Luigi fu sollecito alla sua casetta del viale da cui, pel sotterraneo passaggio, si comunicava col segreto ridotto della cocca. Colà, sdraiato sul sofà dell'anticamera, trovò Graffigna che si apparecchiava a riposar tranquillo in quel locale ch'egli era incaricato di tener caldo e in ordine.
— Che fai tu qui? domandò brusco il medichino.
— Son venuto a dormire, rispose il mariuolo: la signorina costà sotto, quando fui a recarle da cena, mi ha intimato di lasciarvela sola ad aspettare Vossignoria, e non ho voluto contravvenire ai suoi ordini.
— Tu hai fatto come t'avevo ordinato?
— Signor sì. Fui prima da Baciccia, poi da Pelone e a tuttidue comunicai le volontà di Vossignoria; da questo ultimo furfante d'oste che il diavolo faccia abbrustolire, nostro degno socio ed amico, mi provvidi d'un po' di ben di Dio da mangiare.... siccome si trattava d'una donnetta ho preso qualche cosa di delicato.... un salsicciotto all'aglio, dei peperoni in aceto, un po' di lodigiano, quattro nespole e mezza dozzina di noci.... ed ho portato il tutto con mezzo litro di barbèra alla nostra principessa schifiltosa, che le possa venire il mal dei pondi, la quale mi ha fatto il bel complimento di levarmele dinanzi e di non andarla a seccar più.
— Di modo che nessuno ha potuto penetrar colà a vederla?
— Signor no.
— Sta bene.... E di Barnaba hai tu sentito qualche cosa?