— Ch'egli fuori di qua faccia tutto quello che più gli talenta, pazienza, lo tollero, glie la perdono... Sì: l'amo talmente da perdonargli ogni cosa... Qui dentro, però, voglio esser sola e padrona: questi luoghi che hanno veduto i nostri amplessi non debbono vederne altri, per Dio!... A questo solo pensiero, mi sento qui qualche cosa che mi fa perdere la ragione... sono sempre statagli sottomessa come un cane... un povero cane che per una carezza dimentica ogni torto ed ogni battitura, ma ora..... al veder voi qui.... mi sento diventare una tigre... Sono capace di tutto, sapete! Sono capace di tutto.

E s'avanzò vieppiù verso Ester con volto illuminato davvero dalla più trista fiamma della più trista passione. La si vedeva capace d'ogni eccesso, di ogni delitto: se avesse avuto un coltello all'arrivo di mano, la non si sarebbe trattenuta di certo dal piantarlo nel seno della rivale.

La figliuola di Jacob guardò intorno sgomenta, come cercando un mezzo di scampo.

— Non son io, diss'ella, che volli venir qua..... Mi vi condussero senza ch'io sapessi dove..... Non ci voglio stare... Se sapessi partirmene...

Maddalena tornò ad afferrarla pel braccio.

— Ebbene venite: diss'ella con impero: a niun costo vi avrei qui lasciata aspettarlo, avessi dovuto portarvi fuor di qua cadavere... Venite.

La trascinò fino nella strada e per commiato, con uno spintone, le gettò queste feroci parole:

— E pregate Iddio che mai più non vi troviate innanzi a me, che mai non mi cadiate sotto le unghie: non ne uscireste più a così buon mercato, ve lo giuro.

Ester si trovò di nuovo un'altra notte senza ricovero, abbandonata nel mondo, senza sapere a cui rivolgersi, senza che si presentasse alla sua mente più nessun mezzo di salute, senza volerne più cercare nemmanco. Si sentiva spoglia affatto di ogni vigore di vita: non poteva reggersi in piedi, aveva un immenso bisogno di riposo al corpo, di oblio alla mente, questo riposo e quest'oblio fossero pure stati quelli del sepolcro. Si lasciò cadere sopra un mucchio di neve in cui inciampò al primo passo che volle fare; e stette là ingranchita, sfibrata, presso a perdere la cognizione. Le parve di essere vicina a morire, e invece che paura questo pensiero le ispirò un'intima amara mestizia. Almeno tutto sarebbe finito!

In quello stato che non era sonno, e che non era di veglia, ma in cui le impressioni erano strane e quasi direi travelate, la infelice dopo un po' di tempo, che non sapeva dir quanto, sentì una mano posarsele sulla spalla ed una voce — ah! una voce che ben conosceva, una voce che le arrivò sino ai più intimi penetrali a riscuoterla come una forte corrente di elettricità — le disse: