— Ehi quella donna, che cosa fate costì?

La sventurata allargò gli occhi con ispavento; di botto fu tornata pienamente in sè: la vista delle sembianze di quell'uomo che era curvo su di lei la atterrì talmente che fu dritta in piedi con un balzo, ed una esclamazione, un grido di terrore partì dalle sue labbra.

L'uomo che l'aveva toccata, che le aveva parlato, che le stava dinanzi — era suo padre.

Macobaro, come già fu accennato, per ragioni che sapremo più tardi, non era tornato più a casa sua, dopo la fatale scena avuta colla figliuola, che il giorno appresso a mattina già inoltrata. Al vedere la finestra spalancata, le lenzuola pendenti al di fuori e la figliuola sparita, il vecchio ebreo rimase il più stupito ed indignato uomo del mondo. Gli rincrescevano del pari e la cosa in sè, e lo andar essa per la bocca della gente, come pur troppo temeva non mancherebbe d'avvenire, divulgandosi la fuga di Ester, e volendosene cercare, e sicuramente indovinandosene la ragione. Ritrasse egli frattanto di fretta le lenzuola nella stanza, guardò se in quel cortile alcuno fosse ad osservare quella novità, e non vedendoci anima viva, sperò che, tutte le finestre pel rigore della stagione tenendosi accuratamente chiuse, ed essendovi in quel luogo assai poco passaggio di gente, nessuno avrebbe ancora notato quel fatto, richiuse le invetrate, e sedutosi a mezzo di quella stanza, ove trovavasi ora solo, stette il capo serrato fra le scarne mani a meditare sul partito da prendersi.

La sua figliuola, egli la voleva riavere; non poteva rinunziare così al suo scellerato desiderio di vendicarsi su lei tormentandola; gli pareva una nuova offesa l'essergli di quel modo sfuggita la colpevole. Nella rabbia che lo corrodeva, pensò alla povera, disgraziata, vecchia Debora cui teneva chiusa in cantina, ed ebbe il crudele impulso di andare da lei a torsi almanco uno sfogo.

— La vecchia strega non mi sarà fuggita essa: si disse con feroce ironia, e prendendo seco un tozzo di pane inferigno, discese nella sotterranea stanza, dove aveva gettata la fante.

L'infelice creatura, pel soverchio patimento di quella notte passata senza coperture in quel freddo ed umido luogo, dopo tanto spavento e spasimo, tutta intirizzita, giaceva raggomitolata in un angolo sul nudo terreno, più morta che viva. All'entrar del padrone non si mosse, nè diede segno veruno d'averlo pur sentito; occupata da una febbre mortale non dinotava la vita che per certe scosse di brivido che le correvan di quando in quando le membra.

— Debora! gridò Jacob camminando verso l'angolo dove l'aveva scorta, vecchia infame, alzati, su, ho da parlarti.

La donna rimase immobile.

— Debora! gridò più forte il ferravecchi, curvandosi su di lei: questa sciagurata è capace di dormire...