Le vide in vero le palpebre abbassate, ma il color livido delle guancie e delle occhiaie, il respiro affannoso ed interrotto bene indicavano che quello non era sonno tranquillo e naturale.

— Odi tu o non odi, mala femmina che ti maledica l'Eterno? Vuoi tu aggiungere alle tue tante malizie anco quella di far la sorda? Olà! olà! ti farò sentire ben io... Hai da dirmi tutto.... tutto, capisci?... come successe la tresca infame... voglio saperne ogni circostanza... e tu me l'hai da narrare per filo e per segno.

Così dicendo, col piede scuoteva quella massa inerte che stava buttata come un sacco di cenci. Debora a quegli urti aprì gli occhi; ma nelle pupille che apparvero non c'era più intelligenza di sorta.

— Mi odi tu? ripetè Macobaro curvandosi ancora di più verso la cadaverica faccia di lei.

Ella non diede segno alcuno di risposta. Il padre di Ester si ridrizzò della persona, incrociò le braccia al petto, e la guardò un istante in silenzio; ma nel suo aspetto non c'era la menoma ombra di compassione.

— La è un po' sbalordita, diss'egli poi: bah! gli è nulla; questa razza di gente ha la pelle dura e la vita tenace: la si rimetterà presto, e tornerò allora a interrogarla.

Le gettò vicino al capo il tozzo di pan nero che aveva recato seco e le disse:

— To'; dovrei lasciarti crepar di fame come ti meriti, più trista delle triste femmine, che tu sei, corruttrice infame della mia figliuola, ladra d'uno dei miei tesori, rovina della mia vecchiaia; ma ho bisogno ancora che tu parli... e ti lascio vivere... A rivederci stassera.

Uscì richiudendo accuratamente la forte imposta della porta e tornò al suo precedente proposito: quello di rintracciare la figliuola. Era troppo naturale che Ester cercasse ricovero e protezione presso il suo amante, perchè a Jacob non venisse primo il pensiero che insieme con lui si ritrovava sua figlia. Certo gli sarebbe stato difficile poterla toglier di là e ridurla di nuovo in poter suo, ed egli non sapeva come avrebbe fatto per ciò; ma nella sua mente si andavano agitando e maturando i più gravi e niquitosi disegni di vendetta, cui avrebbe, in dipendenza degli avvenimenti, eseguiti in tutto o in parte, e da cui anche la colpevole figliuola, che ora gli pareva odiare quanto aveva amata dapprima, sarebbe stata raggiunta e fieramente colpita. Per ora l'importante era sapere dove Ester fosse riparata, e decise mettere tutto il suo impegno a scoprirlo. Conosceva egli abbastanza le abitudini e la vita del medichino per sapere come in quel quartiere che era la sua dimora ufficiale, se anco la ragazza si fosse recata colà a trovarlo, egli non l'avrebbe tenuta; era quindi molto più facile, anzi quasi sicuro, che Ester si trovasse o nella palazzina del viale, di cui Arom, come uno dell'alto sinedrio della cocca, conosceva i misteri, oppure in qualcun'altra delle camere che Luigi affittava in città per più comodo convegno nelle sue tante avventure amorose.

Pensò prima di tutto cercar di chiarirsi se sua figlia fosse nella palazzina: corse sul viale, e giunse in faccia alla porta del murello che non erano ancora le dieci del mattino. La casetta aveva il suo solito aspetto deserto, e non un indizio appariva che fosse in essa qualcheduno. Macobaro, non iscoraggiato per questo, decise di stare colà in osservazione un po' di tempo. Ben presto ebbe da lodarsi del suo proposito e della sua accortezza, perchè vide di lontano coi suoi occhi di falco il conosciuto legnetto del medichino venire di trotto a quella volta. Si nascose dietro il grosso tronco d'una pianta, così da non essere veduto nè dal cocchiere, nè da chi era dentro la carrozza. Di colà scorse Gian-Luigi medesimo uscir del legno, traversare il cortiletto ed entrar nella casa.