— Orsù, a che giuoco giuochiamo? Parliamoci schietto, signore... Ciascuno di noi proseguiva in segreto un'opera, in cui ha messo tutta l'energia della sua anima, tutte le facoltà della sua mente, le forze della sua vita; un'opera intesa a sottominare le basi dell'attuale ordinamento dell'agglomerazione umana, voi dal lato politico, io dal lato sociale. Per dir più giusto, voi ed io siamo i rappresentanti, i principali strumenti nell'oggi, di due opere che da secoli sono cominciate e si continuano nella società umana; opere incessanti in cui si accumulano gli odii degli oppressi e dei diseredati e che tratto tratto scoppiano in tumulto dei ciompi qua, in guerra dei Jacques colà, nelle masnade dei poverelli altrove, nelle bande dei contadini nel Canavese del XIV secolo, nel brigantaggio endemico dell'Italia meridionale, senza contare lo sfogo continuo del delitto contro la proprietà, mentre in politica ci danno le rivoluzioni del feudalismo che sconquassa il residuo dell'unità imperiale romana, dei Comuni che atterrano il feudalismo, della Monarchia che soffoca i Comuni, del ceto medio che in Inghilterra prima e poscia in Francia sfata la Monarchia... Ma, volere o non volere, queste due permanenti congiure camminano parallele ed hanno troppi punti di contatto perchè non s'incontrino, non s'aiutino a vicenda, a patto forse anche di combattersi poi quando si tratti di dividere i frutti della vittoria. Quindi in ogni rivoluzione le due quistioni hanno parte anche quando l'una abbia tal preminenza da sembrare in giuoco essa sola. Finora la politica sempre si vantaggiò col sacrifizio della quistione sociale; e noi, nei nostri patti, volemmo stabilire un più amichevole accordo ed un più equo riparto fra loro... Ma non è ora il caso di codesto. Era quasi inevitabile che le due nostre tenebrose e ardite strade s'incontrassero; e che noi, camminando per esse a capo del nostro partito, ci accontassimo e pensassimo di convenire in mutua bisogna d'aiuto comune. Lascio stare chi sia stato il primo a cercare il concorso dell'altro; lascio stare che io al vostro partito potei recare una forza ben maggiore di quella che voi colle vostre schiere di congiurati possiate dare al mio; ma pongo il caso alla rovescia, e vi domando: «Se alla vigilia del gran giorno io fossi venuto da voi a dirvi che noi non si voleva più mantenere il patto, che cosa avreste creduto, che cosa mi avreste risposto?»
— Quando alle vostre parole aveste dato il saldo appoggio di buone prove e ragioni...
— E se voi, interruppe con foga impaziente il medichino, foste già tanto inoltrato nell'esecuzione da non potervi ritrarre?
Mario guardò nobilmente in faccia il suo interlocutore, e rispose senza millanteria, ma con fermezza calma e dignitosa:
— Avrei salvato i più che avrei potuto de' miei compagni, e sarei camminato senza esitare contro la morte...
Quercia sorse in piedi con un'esclamazione e con atto impazienti, e si pose a passeggiare concitato traverso la camera.
— La morte! la morte!..... Credete voi che io la tema e mi periti ad incontrarla? Ma forse che gente come noi, si ha da rassegnare così facilmente ad avere questa sola per conclusione di tanti sforzi, di tanti travagli, di tanta spesa d'attività, d'intelligenza, di coraggio? Morire, ma vincendo, che importa? Farsi o lasciarsi uccidere e vedere colla nostra morte perduta la nostra causa, è parte da vittima, è mestiere di deluso: ed io non lo voglio fare... Sentite, Mario. Io ho creduto scorgere in voi una di quelle tempre eccezionali — una tempra come la mia — che comandano fatalmente alle volontà altrui, che dominano perfino la fortuna e gli eventi. Provatemi che non mi sono ingannato. Voi potete avere in pugno la sorte d'Italia; non ve la lasciate sfuggire. Raccogliete intorno a voi de' vostri congiurati, tutti quelli che hanno cuore in petto, comunicate loro una scintilla soltanto di quel fuoco ch'io so, ch'io vedo ardere nell'anima vostra. Nelle vostre file dovete averne di cotali che sono capaci a rinfiammarsi. L'altro dì voi mi dicevate pure, quando io, tentandovi, parlai di aggiornare lo scoppio della rivolta, che anche colla certezza di soccombere, volevate lottare; ai miei dubbi intorno alla risoluzione ed all'eroismo de' vostri congiurati, voi mi rispondeste tutti amare la patria, tutti essere avvinti con sacramento ed essere voi sicuro non mancherebbero. Ebbene! gettate l'audace grido della lotta ad ogni modo. Se non tutti, vi seguiranno almeno quelli che hanno vergogna di essere spergiuri. L'esempio di questa città stimolerà l'ignavia delle altre; la tremenda voce della rivoluzione avrà un'eco fra gli altri popoli d'Italia, se pure meritano d'essere chiamati popoli e non branchi di servi torpidi e corrotti... Sappiate che da parte nostra l'esplosione di questa mina sarà il segnale di altre siffatte in Francia e nel Belgio, persino in Inghilterra..... Al ruggito della nostra plebe, risponderanno i ruggiti delle plebi parimente infelici e diseredate delle altre nazioni d'Europa...
Mario Tiburzio lo interruppe con viva emozione.
— Ma codesto mi spaventa. La quistione sociale credete voi che sia abbastanza matura perchè si possa agitar sull'arena con isperanza del comune pubblico vantaggio, con propizio scioglimento recato dall'orrore della lotta?... A mio avviso, no. Voi vi fate delle illusioni. Traverso il sangue e le rovine voi non camminerete che all'anarchia, quindi ad una riazione che ricondurrà uno stato peggiore di prima per tutti. All'assetto presente quale avete voi da sostituire, possibile e fecondo di benefici effetti? Nulla che utopie. Prima di passare nell'ordine dei fatti conviene che ogni riforma si compia nell'ordine delle idee, e si radichi non solo come possibile, ma come necessaria, nel campo della pubblica opinione universale; non è quindi di un balzo, di tutto punto che il rinnovamento può aver luogo, ma a poco a poco, parte per parte. La quistione sociale non trovasi ancora a questo stato di maturanza: la politica, quella nazionale soprattutto, in Italia, sì, lo è. Io poteva accettare il vostro concorso e promettervi in compenso giusti ed attuabili vantaggi; ma dare al vostro temerario ardimento, che ora soltanto scorgo in tutta la sua natura, la parte principale nell'opera e nello scopo di essa, farmi complice d'un tentativo che ravviso perniciosissimo a tutto ed a tutti, a quei prima cui si vorrebbe giovare, no, no, e poi no.
— Allora tutto è tronco fra noi: proruppe Quercia con impeto impaziente e minaccioso. Insensati!.... La valanga rovescierà anche voi.