— Che? voi persistete forse nel proposito?

Quercia tacque un momento, fissando il suo sguardo, che brillava d'una cupa fiamma, sulla fronte serena di Mario....

— Ciò che vorrò fare, disse poi, non istimo nè mio dovere, nè mia convenienza svelarvi, almeno fin d'ora. Ricordatevi che sarà un funesto momento pel liberalismo patriotico del ceto medio quello in cui rompe coi legittimi diritti o bisogni della plebe....

— Ma noi non si rompe che cogli eccessi delle passioni che si ammantano da diritti e si fanno arma dei bisogni del proletario.

Quercia rispose con amaro sogghigno:

— Il vostro giudizio è altrettanto severo quanto falso... Non monta! La questione sociale, checchè diciate, incombe su tutto, è al fondo di tutto, e proseguendo il vostro egoistico amore della libertà, voi, ceto medio, l'agitate senza volerlo. Nelle masse profonde della plebe sta la sorte futura del mondo. Guardate che, disconoscendolo, voi non diate occasione al cesarismo di risorgere, guadagnarsi con alcune concessioni e collo sbarbaglio del suo lustro gli interessi e le fantasie mobili del volgo e mercè di queste schiacciarvi. Se l'indipendenza della patria, se la libertà politica voi non la fate sorgente di redenzione delle infime classi, avrete fondato sull'arena, ancorchè per miracolo riusciate ad una momentanea vittoria..... Questa redenzione io voglio tentare. Vi pentirete non tardi d'avermi negato il vostro concorso... Addio!

Gian-Luigi, uscito dalla dimora di Mario Tiburzio, si diresse all'abitazione dei Benda. Durante il tragitto che la corsa del bel cavallo attaccato al suo legno rese assai breve, egli aveva tanti di quei pensieri entro la mente che non sapeva, direi quasi, a quale di essi badare; gli pullulavano sì numerosi e sì diversi nel cervello i partiti ed i disegni che, in mezzo a loro, non sapeva districarsi e scegliere, la sua volontà. In quella soverchia e tumultuosa abbondanza di propositi, si disse che il migliore era per allora non prendere tuttavia decisione veruna, lasciarsi menar dalla corrente giù della china, affidare un poco alla fortuna dei casi particolari, che non gli era stata mai nemica sfidata, l'impegno di guidarlo e salvarlo nello sbaraglio. Con quel vigore di volontà che la natura aveva dato a quel favoreggiato individuo, egli scacciò fuori della sua mente tutta la turba di quei pugnaci pensieri che l'occupavano; e perchè non vi potessero rientrare la popolò di evocati, più dolci fantasimi, del corteo leggiadro delle donne che lo avevano amato, che lo amavano, di cui egli scelleratamente aveva compro, come aveva detto Ester, la pace, la virtù, l'onore con falsa moneta di sue ingannatrici parole amorose. Sorrise per un poco alle gentili immagini, ai ricordi piacevoli di soavi momenti; ma poi su questi pensieri eziandio venne a stendersi l'oscuro velo d'una nube, una mestizia insieme, un rimpianto, una malavoglia, una fastidiosa scontentezza che era in una lassitudine ed impazienza; una lieve tinta di più in quell'ombra di rincrescimento e si sarebbe potuto dire rimorso. Da quella giovenile schiera di donne, una s'era staccata, era venuta più innanzi nel campo della mentale di lui visione, aveva relegato nella penombra del fondo tutte le altre: una bella, giovane figura coll'impronta della disperazione sulla faccia, con un rimprovero tremendo nello sguardo, con una parola più tremenda ancora sulle labbra spallidite: Ester; la quale gli ripeteva le parole scrittegli due giorni prima: «sono madre.»

Il mistero della sua sorte, dopo ch'ella era fuggita la sera innanzi, per la tracotanza di Maddalena; questo mistero pauroso e minacciante, dava alla bella testa di lei come un'aureola di maggiore interesse nel pensiero del suo seduttore. Colei che, presente, non avrebbe certo tardato a infastidirlo, ora, assente, senza saperne novella, quasi perduta egli desiderava grandemente riavere, si doleva non poter soccorrere e consolare.

In questa la sua carrozza giunta alla casa Benda in sul viale, dava la voltata per entrare sotto il portone. Di presente un'altra idea, un'altra immagine si impadronì dello spirito di Gian-Luigi: l'immagine della pura ed innocente gentilezza ed avvenenza di Maria, l'idea dell'amore di lei. Si curvò al cristallo tirato su dello sportello e sollevò lo sguardo alle finestre del primo piano. Dietro i vetri d'una di esse stava un visino delicato di donna, il quale nello scontrare il suo collo sguardo del giovane che arrivava, arrossì e si ritrasse vivamente, quasi fuggendo. Ella aveva udito il giorno innanzi che Quercia sarebbe tornato quella mattina; stava essa aspettandolo? Povera Maria! Se avesse potuto vedere il sorriso di trionfo, di orgogliosa sicurezza che si disegnava sul labbro superbo di Gian-Luigi!

Questi salì sollecito le scale, e fu lasciato penetrare senza ritardo nella camera di Francesco. Il celebre chirurgo già era venuto; Giacomo e Teresa, che avevano vegliato tutta notte, stavano ansiosi intorno al letto del figlio; Maria non c'era. Il ferito aveva passato agitatissime le ore notturne, tormentato da una febbre gagliarda; nulla ancora di positivo poteva dirsi intorno al suo caso. Fu ordinato non gli si lasciasse veder nessuno, dai congiunti in fuori, Selva e Quercia; si evitassero tutte le emozioni, e intanto si lasciasse agire la benefica natura.