Quando il cerusico si partì, Giacomo fu ad accompagnarlo fino nell'anticamera; e s'era appena spiccato da lui, che gli si accostava con faccia preoccupata il capo-fabbrica, il quale già più volte aveva chiesto nella mattinata di parlare al principale, senza che questi volesse pur mai dargli udienza.

— Scusi, sor Giacomo, disse il capo-operaio con rispettosa umiltà, ma con un accento di premurosa insistenza, scusi se vengo a disturbarla in queste circostanze, in cui Ella ha sì gravi fastidii per la testa; ma conviene assolutamente ch'io le parli.

Il padre di Francesco fece un atto di crucciosa impazienza.

— Vi ho già fatto dire che di affari non volevo sentir nulla, non volevo occuparmi per nulla... Credete ch'io abbia la testa a codesto?... Lasciatemi in santa pace per amor del cielo.

— No, signore... Perdoni, ma si tratta di cosa troppo grave, e di premura.

— Che riguarda la fabbrica?

— Sì.

— Ebbene fate voi, provvedete come vi pare. Tutto quel che farete lo approvo fin d'ora...

— Ah! non mi prendo una responsabilità cotanta... Per carità, la prego io a mia volta di volermi ascoltare per pochi minuti.

Giacomo mandò un sospiro di rassegnazione e colla mossa dell'uomo che non ha mezzo di salvarsi da una contrarietà, e si augura quanto meno d'esserne liberato il più presto possibile, disse tronco: