Gli opifizi Benda erano pieni di agitazione come un alveare o meglio un formicaio in tumulto. Ciascuno aveva abbandonato il suo posto da lavoro ed o si stava in gruppi vocianti e gesticolanti in mezzo agli stanzoni, o scorreva con vivacità dall'uno all'altro capannello, dall'una all'altra stanza: gli strumenti del lavoro giacevano buttati, i fuochi si spegnevano nelle fucine in cui i mantici avevano cessato di soffiare. Si parlava in molti — quasi tutti — ad una volta, con animazione di voce, di sembianze e di gesti, e sul comune, confuso rombare di tutte quelle concitate parole, ricrescevano, di quando in quando, e qua e là, le declamazioni di alcuni che più forte e più audacemente peroravano. Tanasio era fra i più clamorosi ed accesi di questi ultimi. Per quel fenomeno immancabile, che di una folla esagitata fa crescere in misura geometrica ad ogni minuto la febbre del tumulto, che ne dà il governo in mano a chi è più temerario ed eccessivo ne' partiti, che ne commette gli animi in preda alla violenza, al furore, alla ferocia; la raccolta, dapprima con sembianze pacifiche ed ordinate, era venuta via via diventando minacciosa e strepitante. Grida malvagie erompevano da qualche bocca, proposizioni scellerate già si osavano formolare da qualche più tristo: si era già arrivati al punto quando i buoni e gli onesti non hanno più il coraggio di rimbeccare e far tacere i birbi. La presenza e le parole del principale, come già ho detto, a quel momento avrebbero forse potuto ancora voltare a migliori propositi gli animi della grande maggioranza, riunire ai ragionevoli partiti tutti i moderati e i tranquilli che in realtà, come sempre, erano i più e si lasciavano trascinare dalla impertinente violenza dei pochi temerari; ma la comparsa invece del capo-fabbrica che tornava solo, con aspetto incerto, malvoglioso, quasi mortificato, non era tale da imporne ai riottosi e da sollevare l'animo e la risoluzione dei pacifici.

Appena fu visto entrare il loro mandatario, si levò da ogni parte più forte il vociare, che appunto si accresceva ancora dalle grida che si mandavano per indurre altrui al silenzio; e da tutti gli altri locali fu un accorrere tumultuoso degli operai in quello ove era entrato il capo-fabbrica affine di udirne comunicazione della risposta del principale.

— Gli è qui; gli è qui: gridavasi: fuori, fuori la risposta.

— Ebbene? Ebbene? Parli, suvvia parli!...

— Acconsente egli il principale?

— Abbiamo da gridar viva od abbasso il signor Benda?

— Che nuove adunque?... Presto, un sì o un no.

— Ma state zitti!... Lasciatelo parlare.

— Silenzio! Silenzio!... Volete tacere?

— Tiratevi in là, non vi spingete tanto.