— Che cosa dice? Che cosa dice? Noi non udiamo nulla di qua.
— Forte! forte! parli forte!
— Silenzio! Finitela!... Cheti figliuoli!...
Tanasio che si arrogava certi pigli da capo-schiera, saltò sopra una panca che c'era per colà, e dominando da quella maggiore altezza il fiotto di teste umane che si agitava e veniva a battere intorno al capo-fabbrica stordito da tanto rumore, fe' cenno colle mani di acquetarsi.
— Se gracidate tutti insieme come tanti ranocchi, gridò egli con voce stentorea, non potremo riuscir mai ad intendere quel che ci si ha da dire, e non se ne farà nulla. Smettetela un momento corpo di Satanasso e date retta...
Fu uno scoppio di gridi d'assentimento da tutte parti.
— Sì, sì, sì... Zitto tutti... Parli il capo-fabbrica. Parli. Salga su anch'egli... Sì, su in piedi sopra la panca e dica forte.
Il capo-fabbrica salì presso Tanasio e fece segno colla mano che avrebbe parlato. Tutti quegli occhi accesi che aveva sotto di sè e che dardeggiavano su di lui, tutte quelle faccie animate ond'era pieno il camerone e che stavano a lui rivolte, gli producevano un effetto di soggezione che quasi poteva dirsi timore. L'espressione della sua faccia era più incerta e peritosa che mai, le guancie un po' pallide, malsicuro lo sguardo. Al solo mirarlo tutta quella folla capì che la risposta da notificarsi non era quale desideravano; onde s'era appena stabilito un po' di silenzio alla vista della testa del capo-fabbrica la quale s'innalzava sopra il livello delle altre teste, che tosto fu nuovamente turbato da un altro scoppio di esclamazioni e di voci.
— Ah! egli rifiuta!... Dica su presto... Non è vero che rifiuta?
Tanasio tornò ad elevare la sua vociona.