Molti avevano ricevuto benefizio di soccorsi nelle infermità e nella miseria da quella donna che ora li pregava; l'avevano vista lei e sua figlia entrare come angeli consolatori nelle squallide loro soffitte e lasciarvi partendo un po' di gioia e di pace. Costoro presero a braccia i più riottosi, che non osarono nemmeno contrastare, e li trassero via con loro senza manco più parlare. In pochi minuti il cortile fu sgombro e la fabbrica silenziosa; gli operai, muti, a tre, a quattro si allontanarono dirigendosi giù del viale verso la città.

Teresa, per prima cosa, passato il pericolo, si era gettata al collo del marito e l'aveva baciato con trasporto.

— Vieni, vieni, aveva ella detto di poi traendolo dolcemente con sè; andiamo presso nostro figlio.

Nel salire le scale s'incontrarono in Luigi che partiva.

— Francesco, loro disse il giovane, è compiutamente rassicurato. Per fortuna, e grazie al suo coraggio, signora Teresa, si è riuscito a risparmiargli una emozione, che avrebbe potuto essergli fatale.

La madre del ferito non rispose che mandando un'esclamazione e prendendo la corsa per arrivare più presto nella stanza del figliuolo.

Sul passo del portone, Quercia, che stava per salire in carrozza, vide il colossale portinaio, che si era fasciata comecchessiasi la testa rotta e che con occhio torvo guardava dietro agli ultimi degli operai che si vedevano ancora in lontananza, borbottando fra sè parole minacciose e imprecazioni all'indirizzo di Tanasio.

— Andate in letto, brav'uomo: gli disse Luigi; e fatevi alla testa dei bagnòli d'acqua d'arnica.

Bastiano guardò con occhio torvo anche codestui che gli aveva parlato.

— Ah! se non fossero stati che sei! bofonchiò egli per tutta risposta, stringendo i pugni.