— Una fors'anco basterebbe? soggiunse il Commissario della maniera medesima.

Il conte accennò di sì.

— E sarebbe meglio che questa fosse di qualcheduno che va per la maggiore nel partito rivoluzionario.

— Certo, disse asciutto Barranchi aggiustandosi il collo nel goletto ricamato d'argento della montura.

— E così sarà rovinata del tutto una famiglia nemica al Governo.

Barranchi si degnò di fare un nuovo cenno affermativo.

— Dunque intervenire a cose compiute: soggiunse il Commissario con accento metà insinuativo e metà d'interrogazione.

— Ed allora: disse con forza il generale drizzandosi dell'alta persona: reprimere fortemente per ischiacciare eziandio il capo alla sommossa onde non conservi altra lusinga di potersi ancora levare altrimenti.

Tofi s'inchinò: aveva capito tutto, e il suo medesimo primitivo disegno poteva mettersi in atto, secondo ciò che aveva già seco stesso immaginato. Si partì e in breve ebbe disposto ogni cosa, perchè allo scoppiar dei tumulti tutti gli altri opifizi fossero efficacemente posti al riparo dall'ira della plebe, fuor quello di Giacomo Benda. Non restava che a sapersi il momento in cui la preparata lotta sarebbe avvenuta, e ciò veniva ad apprendere al signor Tofi quella sera medesima, il bravo Pelone, il quale non aveva perduto tempo, e per mezzo di Marcaccio e di Tanasio, mercè alcuni buoni fiaschi di vino, aveva spillato quanto occorreva per adempire a dovere all'assuntosi impegno.

In quel medesimo mentre Gian-Luigi s'adoperava a salvare la famiglia e le sostanze dei Benda, contro cui congiuravano tante ire. Ebb'egli per ciò a sè Graffigna, e senza preamboli, come quegli che non aveva e andava persuaso di non aver punto bisogno di farne, comandò al mariuolo che dovesse tener modo (e questo lo lasciava compiutamente alla scelta di lui), per impedire che alcun guaio più avvenisse, che alcun danno si recasse alla fabbrica di sor Giacomo.