Mentre egli discorreva il più lietamente del mondo, di piacevolezze, di avventure galanti, di arte, di aneddoti più o meno maligni, andava pure seco stesso pensando: «Or ora incomincia l'azione: farsa o tragedia? Quei grulli birboni non sanno che in questo momento traggono il dado per sapere s'e' saranno predoni impiccati, od eroi celebrati nella storia.... Forse a questo momento la è già incominciata. Ne udremo ben tosto ripercotersi qui dentro il rumore.»

E con questi pensieri il suo cuore non aveva pur tuttavia un solo palpito più affrettato, il suo volto non un lineamento scosso dalla menoma emozione. Ah! egli era fatto veramente per dominare il pericolo e comandare anco al destino.

Di tratto in tratto egli volgeva il suo cannocchiale verso la contessa Candida e le faceva un cenno leggerissimo, un fugace ammicco che conteneva un'assicuranza, una risposta affermativa ad un'ansiosa interrogazione che gli occhi della contessa con febbrile ardore, come spinti da una forza oltre la volontà di lei, continuavano a rivolgergli. Era la continuazione, o meglio la ripetizione d'un dialogo che quel dì medesimo aveva avuto luogo tra di loro per lettere.

Essa gli aveva scritto, secondo il solito, in francese:

«Non dimenticate, per amor di Dio, l'affare dei diamanti. Io sono in un'ansietà inesprimibile. Domani mattina, per tempo, fate che io li riabbia, ve ne prego.

«T'amo sempre alla follia, e più ancora.»

Luigi aveva risposto sulla medesima cartolina profumata, e rimandatogli per lo stesso messaggiere fedele e sicuro, queste parole pure in francese:

«Li avrete domani al vostro svegliarvi.

«T'amo del pari.»

Verso le otto e un quarto una nuova agitazione commosse la fitta siepe di teste che si stipavano in platea; un'onda dalla porta si spinse e rifluì verso il centro: «È qui il Re» corse di bocca in bocca; tutte le faccie si volsero in su, verso la loggia reale; i suonatori nell'orchestra, incravattati di bianco e vestiti di nero, intuonarono la marcia d'ordinanza; nella gran loggia, al centro del teatro, entrò il Re e presso di lui la Regina, e dietro loro tutta la Corte che s'allargò in cerchio per la loggia fiammante di luce, come un fiotto di ori e di gemme, colle sue monture ricamate, collo sbarbaglio delle sue decorazioni, coi gioielli delle sue dame.