Carlo Alberto fece il suo strano e misterioso sorriso; ad un tratto, come se per l'associazione di idee gli fosse venuto un nuovo e diverso pensiero, abbassò il cannocchiale e disse al cortigiano:

— Preghi il conte Barranchi di venirmi a parlare.

Diede con un lieve cenno di capo il congedo al Presidente della nobile Direzione teatrale; e questi rinculò, come aveva fatto il Cerimoniere, per allontanarsi. Fece l'imbasciata al generale Barranchi che recò sollecito i cordoni argentati del suo uniforme, lo sbarbaglio delle decorazioni che gli occupavano tutto il petto, ad inchinarsi alle spalle del Re.

— Conte, gli disse questi; sa Ella darmi notizie dell'avvocato Benda?

La domanda riuscì così strana ed inaspettata al signor generale che non ebbe di subito parole fatte per la risposta; il Re lo guardò stupito della tardanza di questa, e lo sguardo reale gli diede subito ispirazione e voce.

— Sì, Maestà, s'affrettò a dire. Sta meglio, sta molto meglio: è in fin dei conti cosa di poco momento.

— Mi fu detto invece, disse lentamente il Re, che la fosse una ferita gravissima.

— Pareva da principio, ma poi...

— Godo assai che sia com'Ella dice; e se il signor Benda guarisce presto e agevolmente, ciò vorrà di tanto migliorare la condizione del marchese di Baldissero innanzi a' suoi giudici.

Barranchi mostrò tanto stupore nella sua faccia da tracotante atteggiata ora all'umiltà ossequente di cortigiano, che il Re si compiacque di dare più ampia spiegazione del suo pensiero.