Ma il Re lo guardò di tal guisa che le parole gli si arrestarono sulla bocca rimasta aperta.

— Non sa Ella, che dobbiamo la nostra protezione a tutti quanti i nostri sudditi? Signor conte, desidero che in codesto Ella non abbia neppure colpa di negligenza, ma non le posso dissimulare che tutto ciò mi è assai spiacevole.

Al rimprovero del Re il Ministro degl'interni era diventato rosso: a quello che ora toccava a lui, il conte Barranchi si fece addirittura scarlatto.

— Desidero, continuò Carlo Alberto, di essere informato sollecitamente e man mano di tutto quello che accade.... Dia gli ordini opportuni.

Barranchi si sprofondò in un inchino che non finiva più; e come il Re aveva fatto col capo il cenno di congedo, egli si ritrasse col volto del colore di matton cotto, e coi lineamenti sconvolti, come di chi è minacciato da un colpo apopletico.

La notizia che il Generale dei Carabinieri era caduto in disgrazia del Re circolò subito nella folla dei cortigiani, e parecchi che l'avevano amara con lui, ma che pure fino allora gli avevano sempre fatto bocchin da ridere, ebbero l'ardimento di voltargli le spalle mentr'egli passava loro dappresso.

Ma tutto questo andirivieni nella loggia reale, e questo confabulare col Re di personaggi importanti erano stati osservati dal pubblico ed avevano conferito a dare maggiore vivacità e forza alle supposizioni, alle voci allarmami, alle gravi novelle che correvano pel teatro.

Come vi potete pensare, erano esse arrivate eziandio fino al sedicente dottor Quercia, che le accoglieva con una finta sbadataggine e con una specie d'incredula indifferenza, ma che in cuore s'allegrava, augurandosi che reale fosse la gravità delle novelle comunicategli.

Voglioso d'accertarsene, egli s'era rivolto al conte di San Luca, che ho detto sedere in una poltrona d'orchestra non molto lontana da quella di Quercia.

— Ella, signor conte, per mezzo di suo zio il Generale, potrebbe saper tosto ed esatta la verità.