— Però prima di rilasciarli, quei malintenzionati avranno da ricevere un'ammonizione..... una piuttosto severa ammonizione..... perchè imparino a non dilettarsi di pericolose letture sovversive, a non isparlare di quel potere che la Provvidenza ha voluto si raccogliesse nelle Nostre mani ed a non tentare di sfatarlo. Quanto all'avv. Benda soprattutto gli si farà sentire tutta la sua colpa nel contegno tenuto ieri sera, e inoltre gli si dovrà imporre la promessa che egli non avrà l'audacia più di provocare in alcun modo il conte di Baldissero.
L'inchino del generale oltrepassò il superlativo della profondità.
Congedato dal Re, Barranchi corse a casa sua e mandò a chiamare con premurosi ordini il Comandante della cittadella dove era ritenuto Francesco Benda, e il commissario Tofi.
Al primo diede le istruzioni perchè il prigioniero fosse mandato sciolto col voluto accompagnamento di ammonizione e d'intimazione; al commissario Tofi, che ricevette il secondo e che ritenne in più lungo colloquio, fece una sfuriata maledetta che era il minore sfogo cui il bravo generale si potesse concedere pel dolore e il crudelissimo disappunto di avere incontrato il malcontento del suo Re.
Ah! com'era fiero, ah! come stava diritto impettito, ah! come appariva imponente nella sua divisa e colle sue decorazioni che specchieggiavano sul suo largo petto il bravo generale! Ora egli era che stava rampognatore con un subalterno in condizione di colpevole; ciò che aveva preso di su egli rendeva di sotto con aumento di dose, generoso come egli era in questa razza di affari. Tofi, la faccia ispida più del solito, il mento quadrato appoggiato fermamente al suo duro cravattone, le sopracciglia aggrottate e lo sguardo chino a terra per deferenza al suo superiore, immobile e dritto come un soldato in servizio, aveva un contegno assai meno raumiliato e confuso di quello che avesse poco tempo innanzi, il superbo, prepotente conte Barranchi, in cospetto del Re.
— Ecchè? gridava il generale andando su e giù del suo gabinetto con passo che suonava secco sul pavimento e faceva quasi tremar le pareti come un peso che cadesse ad ogni volta per terra, ecchè? gli è così che mi obbedite, così che si rispettano i miei ordini? Che cosa vi ho detto questa stessa mattina, quando siete venuto a disturbarmi in sì indiscreta maniera?
— Signor conte: disse con rispetto ma senza la menoma confusione il Commissario: questa mattina io sono venuto appunto a pregarla di darmi le norme opportune di agire, e non ho fatto cosa che non fosse secondo le sue istruzioni.
— Le mie istruzioni un corno: proruppe sbuffando il nobile Capo della Polizia. Vi ho detto che lasciavo a voi la risponsabilità di tutto, vi ho detto che guai a voi se mi buscavo un rabbuffo da S. M. E me lo sono buscato, e che rabbuffo!... Non sapete mai far altro che compromettere i vostri superiori voi!
— Signor conte: riprese il Commissario impassibile, se volesse specificarmi in che cosa propriamente ho meritato queste sue severe parole...
— In che cosa? Ah in che cosa?.... E me lo domandate? Chi è quello sciagurato figliuolo d'un asino che ha fatto la perquisizione in casa Benda ed arrestato quel cotal Selva?