— Gli è l'agente Barnaba.
— E va bene.... Lo sapevo ch'era lui!.... Gli è sempre lui che ne fa delle belle.... Già è il vostro protetto.... Voi lo portate sempre in palma di mano.
— È un agente, disse coraggiosamente Tofi, di cui in verità non posso che lodare l'intelligenza e lo zelo.
— Bell'intelligenza! bel zelo! gridava sempre più furibondo il generale, che si ricordava allora i lagni fattigli poc'anzi di quel medesimo dal duca di Lucca e la raccomandazione di levarglielo dai piedi. In alto si è indignati del modo con cui si è proceduto all'arresto di quel Selva che il diavolo si portasse anche lui; in alto si vuole che si vada coi dovuti riguardi. E poi che impertinenza è quella di questo cotal Barnaba di cacciarsi nella vita privata degli alti personaggi di cui dovrebbe rispettare i segreti? S. A. R. il duca di Lucca è su tutte le furie contro di lui. Per apprendere a vivere a questo impertinente gli laverete il capo di santa ragione e gli notificherete ch'egli abbia a partirsi tosto da Torino per andare addetto al Commissariato d'una qualche città di provincia.... per esempio Novara.... sì, va benissimo, Novara.
— Signor conte: riprese col medesimo tono il Commissario.
— Ho detto! esclamò Barranchi coll'accento e l'aspetto d'un Cesare in caricatura.
— Allontanando questo tale, continuò Tofi come se nulla fosse, mi si toglie uno dei migliori e più fidi miei strumenti, in un'epoca in cui molti e gravi sono i pericoli e gl'intrighi d'ogni fatta contro la pubblica sicurezza e contro l'assetto politico dello Stato. La Polizia ha impreso una lotta con quella tremenda cocca che sempre le si sottrae di sotto mano ed ha bisogno di avere, per vincerla, tutte le sue forze radunate...
— Baie! Bubbole! Storie! gridava il conte crollando le spalle. Quando dico, dico!... Quel Barnaba andrà a Novara; o sarà messo sul lastrico... Avete capito?... Basta, non più una parola. Andate e fate mettere in libertà quei giovani arrestati, ma prima regalateli di una buona ramanzina in tutte forme, e che se ci ricascano li facciamo senza tante cerimonie filare a Fenestrelle o in Sardegna. E se lo tengano appiccato alle orecchie... Non ho più nulla da aggiungere..... Sapete quel che avete da fare..... Marche!
Il Commissario stette ancora un istante immobile, quasi volesse prima di partirsi aggiungere alcune parole: poi si decise a partire senz'altro: girò sui talloni come un soldato che fa dietro-front e senza pur salutare partì col suo passo lungo, sollecito e regolato, cacciandosi sino agli occhi il suo cappello a larga tesa ed affondando nelle tascaccie laterali del suo soprabito le sue mani grosse, tozze e villose.
Il Commissario entrò nel suo antro al Palazzo Madama, più scuro e più brutto in viso che un temporale. Passando egli nell'anticamera, tutte le guardie in uniforme e senza che vi erano sorsero in piedi coi contrassegni del più timoroso rispetto. Un vecchio prete con bianchissima e folta capigliatura che sedeva sur una di quelle panche appoggiandosi alla mazza che teneva fra le gambe, con un cagnuolo di pelo nero accovacciato a' piedi, vedendo quel drizzarsi e quel contegno di tutti i presenti innanzi a colui che attraversava con passo da padrone la sala, senza dar segno nessuno di saluto, come se il luogo fosse deserto, capì che gli era un personaggio d'importanza, e levatosi in piedi ancor esso con umile atteggio, domandò timidamente sotto voce alla guardia che gli era più vicina: