Impossibile speranza! Ah no! Il suo rapitore aveva appena tocca col piede la soglia della camera in cui Giacomo e i suoi lottavano ancora, ma vicino ad essere oppressi, che Maria si riscosse tutta, e una nuova forza le venne ad animarla.

— Aiuto! Aiuto! gridò ella, dibattendosi di nuovo tra le braccia di Stracciaferro. A me; a me. Luigi!

Ella aveva sentito avvicinarsi l'uomo che amava: e diffatti tosto dopo, come piovuto dal cielo, coll'impeto d'un arcangelo ministro dello sdegno divino, piombava in mezzo agli assalitori, bello e fiero di collera, terribile ed imponente nell'aspetto, brandendo colla mano destra una corta mazza impiombata, Luigi Quercia che gridava con una voce tremenda di comando e di rampogna:

— Fermi tutti!... Il primo che si muove, giuro al cielo, che l'ammazzo io di mia mano.

CAPITOLO XXIX.

Il medichino, arrivato al galoppo del cavallo della carrozza da nolo, al cocchiere della quale la mancia promessa non aveva lasciato risparmiare sferzate e voce di animazione alla povera bestia, s'era cacciato traverso gli opifici incendiati (chè il portone era ancora chiuso e non si aveva altra via di penetrare colà dentro) non s'era arrestato a contemplare nè a volere arrestare le scene di vandalismo che succedevano, ed era corso alla stanza, ch'egli ben conosceva, del ferito, così da arrivare, come abbiam visto, nel punto in cui l'intravvento d'un salvatore era il più necessario a quella povera famiglia.

La sua presenza e le sue parole negli affigliati della cocca che lo conoscevano, produssero il più subito e il maggiore effetto: ed anco negli altri la voce, il tono, l'aspetto, bastarono per farli stare a tutta prima. Il passaggio traverso le fiamme dell'incendio, la rapidità della sua corsa avevano guasta la eleganza della sua signorile acconciatura, ma questo nuovo disordine dei panni e delle chiome, insieme collo sdegno che ne improntava i lineamenti riusciva a dare alla caratteristica di lui figura una forza ed un'efficacia assai maggiori. La fronte alta, d'un candore quasi splendente, denudato di cappello, intorno alla quale si drizzavano le brune chiome inanellate che parevano mosse da un vento di collera, mostrava nel suo mezzo fra le due sopracciglia, profondamente incavata la ruga abituale dei momenti di furore, di abbandono della sua anima alla foga di qualche tremenda passione; gli occhi erano due fiamme vive; il respiro concitato, mandava un suono profondo fra le labbra semiaperte più rosse che il sangue.

Per un istante tutti quelli che si trovavano in quella stanza stettero immobili, guardando questo nuovo venuto che affermava così superbamente la sua potenza. Stracciaferro depose per terra la fanciulla che portava; ed essa corse a ripararsi al seno della madre, la quale la strinse a sè e la baciò piangendo.

Gian-Luigi fece scorrere intorno il suo sguardo d'aquila. Nel mezzo della stanza giaceva sanguinoso il cadavere dell'uomo ucciso da Stracciaferro; in un angolo s'era trascinato carponi ed ora cercava sollevarsi Tanasio, a cui un colpo ammodo di Bastiano aveva gettato a terra metà i denti e rotta la faccia mandandolo a gambe in aria. Il portinaio l'aveva amarissima con Tanasio perchè lo sapeva uno degli istigatori principali della sommossa, perchè a lui doveva quella certa botta che due giorni prima gli aveva spaccato la testa; e il tristo operaio da parte sua non aveva perdonato a Bastiano il pugno famoso per cui portava ancora livida l'occhiaia; un mutuo rancore li aveva dunque spinti l'uno contro dell'altro ad un certame singolare, come quegli eroi delle battaglie omeriche i quali trascurano ogni altro nemico per misurarsi a vicenda, tratti dalla fama del valore che illustra l'uno e l'altro; e la conseguenza del certame, come ho già detto, era stata poco propizia a Tanasio che aveva, al primo urto, ricevuto di santa ragione il fatto suo.

— Uscite di qua tutti; gridò in tono di comando il medichino, accennando la porta; lo voglio, ve lo impongo.