Teresa mandò un grido di gioia sovrumano, balzò in piedi con nuovo vigore subitamente riacquistato, si gettò al collo di chi le diceva quelle benedette parole, e lo abbracciò con èmpito di vivissimo affetto; anche il padre di Francesco levò dalle palme il volto inondato di lagrime, per mandare un'esclamazione di gioia; Maria si accostò pianamente a Luigi, gli prese quasi di soppiatto una mano e glie la strinse con forza.

Il grido della madre e l'esclamazione paterna parvero aver forza di ridestare gli spiriti di Francesco, che aperti gli occhi, girò tutt'intorno uno sguardo semispento e smemorato.

— Siamo salvi, siamo tutti salvi: gli disse la madre con ineffabile espressione di tenerezza e di gaudio infiniti.

Francesco che forse voleva fare un'interrogazione, mosse le labbra come per parlare; ma Quercia che gli rifaceva la fasciatura alla ferita, disse con amorevole autorevolezza:

— Zitto, zitto per adesso, e non pronunziate pure una parola..... Come sieno volte le cose ve lo diremo tosto che sarete in grado di ascoltarne la narrazione; per ora vi basti sapere che nulla avvenne di male, che tutto è finito e che nissun pericolo sovrasta più di nessuna fatta.

Ma l'occhio di Francesco seguitava a girarsi qua e là irrequieto.

— Ho capito: soggiunse Quercia: voi volete vedere vostra sorella... La venga qui, madamigella Maria, e ponga la sua nella mano del fratello.

Maria s'accostò e fece splendere il suo pallido sorriso innanzi al giacente che vedendola, sentendosene stringere la destra, mostrò colle sembianze del volto essere l'animo suo rasserenatosi e tranquillo.

In quella ecco dal cortile giungere sino colà il suono d'un gran fracasso e insieme un alto grido mandato da centinaia e centinaia di persone sorprese, commosse, spaventate. I tetti degli opificii erano rovinati, affondandosi in una voragine di fuoco; e le fiamme, non ostante gli sforzi di chi le combatteva, erano giunte ad appigliarsi al fenile. Questo rumore richiamò alla mente di tutti l'incendio che in mezzo a tante e sì diverse e vive commozioni parevano aver dimenticato. Lasciando il ferito alle cure della famiglia, i giovani, e Quercia primo, corsero a prestare l'opera loro contro l'incendio.

La truppa aveva arrestati parecchi dei riottosi, non senza averne ferito qualcheduno colle baionette; i principali socii della cocca avevano però trovato modo di scappolarsela; non così Marcaccio e Tanasio: quest'ultimo concio pei dì delle feste dal randello di Bastiano, era stato dal portiere medesimo afferrato pel colletto mentre voleva sgattaiolare trascinandosi carpone per la stanza, e dato in mano ai primi carabinieri che s'erano presentati, colla raccomandazione di essere il più matricolato mariuolo della specie e il principale fra gl'istigatori e i caporioni del tumulto. Ora tutti gli arrestati, feriti e non, stavano in mezzo al cortile, solidamente legati da non poter fare pure un moto, ad aspettare che i carabinieri, finita ogni altra bisogna, per cui era ancora necessaria colà la loro presenza, li menassero in carcere.