L'uscio della stanza si aprì rapidamente, l'omiciattolo guizzò dentro, e d'un balzo, prima che Nariccia avesse tempo a porre i piedi per terra, gli fu sopra e lo serrò alla gola. L'avaro lo aveva riconosciuto.
— Graffigna! aveva esclamato: ah misericordia!...
Non aveva potuto soggiungere altro, perchè la mano dell'assassino, prendendolo alla strozza, non gli lasciava più varco nemmanco al respiro. Gli occhi spaventati dell'avaro che si empivano di sangue avevano visto entrare tacitamente, quasi con una cupa solennità, dietro l'omiciattolo, il colosso dalle forme pesanti e il personaggio dalla maschera nera; la disperazione, la stessa immensità del grandissimo terrore diede alle membra di Nariccia una forza straordinaria, quale non avrebbe pensato neppur egli di avere; liberò il suo collo dalla stretta della mano assassina, e facendosi a sua volta offensore, piantò le unghie nella faccia da animal rosicchiante del piccol uomo che lo aveva assalito. Questi per difendersi dovette lasciar cadere a terra la lanterna cieca che teneva ancora tra mano; dovette indietrare così che urtando in una seggiola la mandò a gambe in aria sullo spazzo, mentre Nariccia riacquistato l'uso della voce, se ne serviva gridando forte quanto più poteva:
— Dorotea! Dorotea!... Aiuto!... Ai ladri! Agli assassini!...
L'uomo mascherato che, avvolto in un mantello, s'era fermo in sul limitare, guardando traverso i buchi della larva con occhi che parevan di fuoco, veri tizzoni d'inferno, s'avanzò d'un passo, e disse con voce secca e tono di comando:
— Troppo rumore; bisogna finirla.
L'usuraio si riscosse tutto a quella voce.
— Che! esclamò egli: siete voi?.... Gli è Lei?... Ah la riconosco alla voce, dottore.... Lei non lascierà che si faccia male ad un povero vecchio.... e suo amico.
— Brigante d'un ladro: bofonchiava con voce di falsetto l'omiciattolo alle prese con Nariccia, soffiando forte nella fatica di quella lotta che non avrebbe mai più creduto avrebbe trovato sì aspra: tu riconosci troppo la gente, e capirai che codesto ci secca al non pisoltra.
L'omaccione moveva in aiuto del suo compagno, quando si precipitava nella stanza la vecchia Dorotea. Svegliata dalle grida del padrone e dal rumore della lotta, in quel primo istante di confusione che succede a chi si desta improvviso, ella non sceglieva il miglior partito che le si presentasse, quale sarebbe stato di aprir la finestra e gridare per aiuto, ma sbalordita, senza rendersi pur conto esattamente di ciò che succedesse, corse dove la si chiamava, incappando nelle mani dell'omaccione, il quale senza punto esitazioni nè indugi, afferratala con violenza, la ridusse per sempre al silenzio.